Rischia di trasformarsi in una vera e propria stangata giudiziaria il processo di primo grado sul traffico di droga che avrebbe inondato la periferia orientale di Napoli e parte dell’hinterland vesuviano sotto l’egida del clan Mazzarella. Il procedimento, celebrato con rito abbreviato innanzi alla 41ª sezione – Giudice dell’udienza preliminare, dottoressa Chiara Bardi, ha già registrato le pesanti richieste di condanna avanzate dal pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia per un totale di 248 anni e 8 mesi di reclusione complessivi nei confronti dei 22 imputati.
Un dato molto significativo, che rende bene la portata della requisitoria della Direzione distrettuale antimafia e il peso del processo a carico del clan Mazzarella. Dopo la requisitoria dell’accusa, l’udienza è stata rinviata per le conclusioni dei difensori fissate nelle date dell’11 febbraio 2026 alle ore 10, del 3 marzo 2026 alle ore 10:30 e del 18 marzo 2026.
Il timore di pene severe e le confessioni
Il timore di condanne esemplari avrebbe spinto diversi imputati a collaborare e a rendere confessioni nel corso del dibattimento, nel tentativo di ottenere pene più miti rispetto a quelle prospettate dall’accusa. Il quadro tracciato dalla Dda è quello di un’organizzazione criminale strutturata e radicata, dedita al traffico di stupefacenti, alla gestione delle piazze di spaccio e al controllo del territorio.
Le richieste di condanna
Queste, nel dettaglio, le pene richieste dal pubblico ministero:
Raffaele Anastasio: 9 anni
Fabio Annunziata: 18 anni
Antonio Baia: 8 anni
Antonio Barra: 10 anni e 8 mesi
Rosa Bova: 12 anni
Fabio Civita: 12 anni
Clemente Correale: 13 anni e 4 mesi
Enzo Cuozzo: 5 anni e 4 mesi
Roberto De Bernardo: 8 anni
Rosario De Bernardo: 18 anni e 8 mesi
Salvatore Di Caprio: 18 anni
Clemente Di Ciccio: 8 anni
Salvatore Esposito: 12 anni
Alessandro Lanzone: 6 anni e 6 mesi
Salvatore Lanzone: 7 anni e 10 mesi
Carmine Martiniello: 12 anni
Michele Mazzarella: 18 anni
Antonio Menna: 8 anni
Carmela Miranda: 18 anni e 4 mesi
Francesco Scurti: 9 anni
Ferdinando Buonocore: 8 anni
Luigi Ciliberti: 8 anni
La gestione del boss Michele Mazzarella
Tra gli imputati accusati a vario titolo di camorra, traffico di droga, armi e racket, spicca la figura del boss Michele Mazzarella, alias “’o fenomeno”. Secondo l’accusa, nonostante la detenzione nel carcere di Siracusa, il capoclan avrebbe continuato a mantenere il controllo delle attività criminali, dirigendo un vasto traffico di stupefacenti attraverso due gruppi satelliti.
Le organizzazioni avrebbero fatto capo a Rosario De Bernardo, fratello di Vincenzo De Bernardo detto “’o pisello”, assassinato in un agguato di camorra nel novembre 2015, e a Raffaele Anastasio. I due gruppi sarebbero stati operativi rispettivamente nei territori di Somma Vesuviana e Sant’Anastasia, sempre sotto l’egida del clan Mazzarella, che – secondo gli inquirenti – continuerebbe a esercitare un controllo capillare del territorio.
Il collegio difensivo
A rappresentare gli imputati un articolato collegio difensivo composto dagli avvocati Leopoldo Perone, Domenico Dello Iacono, Giuseppe Milazzo, Rocco Maria Spina, Rosario Arienzo e Luigi Poziello.
Il processo entra ora nella sua fase decisiva: dalle arringhe dei difensori dipenderà l’eventuale riduzione delle pene richieste in quello che si annuncia come uno dei procedimenti più rilevanti degli ultimi anni contro il clan Mazzarella.

