HomeCronacaCronaca localeMorte di Giulia Tramontano, riconosciuta aggravante della premeditazione per Impagnatiello

Morte di Giulia Tramontano, riconosciuta aggravante della premeditazione per Impagnatiello

PUBBLICITÀ

Riconosciuta l’aggravante della premeditazione per Alessandro Impagnatiello. Lo hanno deciso i giudici nel processo d’appello bis per l’omicidio della fidanzata Giulia Tramontano, uccisa il 27 maggio 2023 a Senago con 37 coltellate mentre era incinta di sette mesi. La Corte d’Assise d’Appello di Milano era stata chiamata dalla Cassazione a rivalutare l’aggravante, esclusa nel precedente giudizio di secondo grado. Impagnatiello è già stato condannato all’ergastolo e si trova in carcere a Pavia.

Per Alessandro Impagnatiello, dopo il riconoscimento della premeditazione, è stato disposto “un isolamento diurno di tre mesi”. Dopo la lettura del verdetto, i familiari della vittima hanno applaudito in aula. Ci sono poi stati abbracci tra la madre, la sorella e il fratello di Giulia e il loro legale Nicodemo Gentile. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 45 giorni.

PUBBLICITÀ

Morte di Giulia Tramontano, riconosciuta aggravante della premeditazione per Impagnatiello

La Corte di Cassazione lo scorso aprile aveva disposto un Appello bis. Tre mesi dopo, nelle motivazioni pubblicate a giugno, aveva sottolineato che ci fossero “elementi per dimostrare che l’idea di Alessandro Impagnatiello di uccidere Giulia, incinta di 7 mesi, fosse già emersa molti mesi prima del 27 maggio 2023”. In particolare, secondo i togati, la Corte d’Appello aveva “trascurato di valutare l’incremento della somministrazione di veleno per topi, iniziata nel dicembre 2022, proprio nell’ultimo mese e mezzo”.

E lo stesso giorno del delitto, la “intenzione omicidiaria” del fidanzato di Giulia Tramontano si poteva ricondurre a “qualche ora prima” rispetto al femminicidio. In particolare, a quando Impagnatiello aveva saputo di un “appuntamento forzato” a cui avrebbe dovuto attendere quel pomeriggio, con la stessa Giulia Tramontano e la seconda donna con cui lui intratteneva una relazione parallela.

Dopo che la premeditazione era stata riconosciuta dalla Corte d’Assise, durante il primo appello i giudici avevano ribadito la condanna all’ergastolo per l’ex barman ma senza confermare l’aggravante. Avevano invece mantenuto quelle della crudeltà e del vincolo della convivenza. La decisione aveva fatto esplodere la rabbia dei familiari della vittima. Secondo la Cassazione, i giudici di Appello avevano però escluso “la fondatezza della tesi per la quale la somministrazione del veleno era finalizzata a provocare, anche alternativamente, la morte della compagna, finendo così per collocare l’insorgenza del proposito omicidiario” di Impagnatiello solo alle ore 17 del 27 maggio di tre anni fa.

Per la Cassazione, una tale conclusione non teneva conto della “comprovata finalizzazione della condotta di somministrazione della sostanza tossica, tenuta sin dal dicembre 2022”. E ciò per provocare in alternativa “la lesione o la morte della vittima, procurando l’aborto”. Un obiettivo riconducibile anche all’aumento delle dosi di veleno per topi e a una serie di ricerche online di informazioni su “veleni letali” e “veleni mortali fatti in casa”. Il 7 gennaio del 2023, “due giorni dopo avere dissuaso la compagna dal sottoporsi all’aborto programmato”, il barman aveva cercato poi: “Quanto veleno per topi è necessario per uccidere una persona?”. E poi: “Veleni inodori e insapori”.

PUBBLICITÀ
Nicola Avolio
Nicola Avolio
Giornalista pubblicista, mi sono avvicinato per la prima volta alla professione iniziando a collaborare con la testata "La Bussola TV", dal 2019 al 2021. Iscritto all'albo dei pubblicisti da giugno 2022, ho in seguito iniziato la mia collaborazione presso la testata "InterNapoli.it", e per la quale scrivo tuttora. Scrivo anche per il quotidiano locale "AbbiAbbè" e mi occupo prevalentemente di cronaca, cronaca locale e sport.
PUBBLICITÀ