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La gip di Milano spiega le ragioni della decisione di non convalidare l’arresto di Youssef Siher, 30 anni, amministratore del gruppo Telegram “Movimento 17 ottobre” e del profilo Instagram omonimo, nati dopo gli avvenimenti del 17 e 18 ottobre 2026. Secondo la giudice, le condotte contestate non sono, allo stato, riconducibili al reato di istigazione a commettere delitti contro l’ordine pubblico. Nell’ordinanza vengono richiamati alcuni messaggi pubblicati sui social, caratterizzati da toni duri e da critiche nei confronti dello Stato, del Governo e dei media.
Espressioni come «lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove» e «Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame» rappresentano, secondo la gip, una presa di posizione politica, anche aspra, ma non un invito concreto a compiere azioni violente o altri reati. La giudice sottolinea inoltre che le forme di mobilitazione indicate da Siher consistevano nella programmazione di manifestazioni settimanali e in iniziative di disobbedienza civile, senza tradursi in comportamenti criminosi. Anche quando alcuni utenti hanno evocato la violenza all’interno della chat Telegram, l’indagato non risulta aver sostenuto quelle affermazioni né aver modificato le modalità di protesta precedentemente indicate.
La reazione di Giorgia Meloni
La decisione ha provocato una dura reazione da parte del Governo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito «vergognosa» la scelta della gip, sostenendo che Siher fosse il gestore della pagina che incitava all’organizzazione delle manifestazioni culminate nelle devastazioni di diversi esercizi commerciali a Milano. La premier ha parlato di una «mortificazione insopportabile» del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti e del ministero dell’Interno, per poi attaccare «certa magistratura». Nella vicenda, tuttavia, è rilevante anche la cronologia: secondo la ricostruzione riportata, il gruppo “Movimento 17 ottobre” sarebbe stato creato il 18 ottobre alle 19.59, quando gli incidenti del fine settimana si erano già verificati.
Anche il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha contestato la decisione, definendola «vergognosa, incomprensibile, assurda» e richiamando le accuse formulate dalla Procura, tra cui quella di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo. Salvini ha inoltre evocato il rischio di nuovi episodi di violenza in occasione dei cortei previsti a Milano, arrivando a chiedere se il giudice debba rispondere personalmente nel caso si verificassero ulteriori danni. Sulla stessa linea il ministro Roberto Calderoli, secondo cui la liberazione del principale sospettato di aver fomentato la rivolta solleva interrogativi sul funzionamento della giustizia.
Dura anche la presa di posizione dell’altro vicepremier, Antonio Tajani, che ha definito «estremamente grave» la decisione, sostenendo che rimettere in libertà Siher significhi «mettere in pericolo la sicurezza del Paese». Il ministro degli Esteri ha parlato di una scelta che offenderebbe e demotiverebbe le forze dell’ordine impegnate nella lotta al terrorismo e alla criminalità, invitando a una maggiore cautela e responsabilità. Al centro della vicenda resta il confronto tra le valutazioni politiche sulla sicurezza e le motivazioni giudiziarie: la gip ha ritenuto che, sulla base degli elementi raccolti, le dichiarazioni e le iniziative attribuite a Siher non integrassero il reato contestato di istigazione a commettere delitti.
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