Era destinatario di un mandato d’arresto europeo, ma per sfuggire a questo si nascondeva in una struttura alberghiera di Boscoreale, in via Balzani. Proprio qui, nella notte, gli agenti del commissariato di Torre Annunziata – sulla segnalazione della centrale operativa – sono intervenuti ed hanno rintracciato e poi arrestato Andrei Vrancean, narcos ricercato in tutta Europa.

Chi è Andrei Vrancean, il narcos arrestato che si nascondeva a Boscoreale

Cittadino moldavo, 34 anni, era destinatario di un mandato di arresto europeo emesso il 28 settembre scorso dal tribunale di Causeni, in Moldavia. A riportare la notizia è Il Fatto Vesuviano. L’uomo dovrà scontare una pena di 15 anni di reclusione per reati legati agli stupefacenti.

Le altre notizie | I quartieri di Palermo invasi dalla droga, condannati 4 narcos di Napoli [Articolo del 10 dicembre 2020]

I quartieri di Palermo invasi dalla droga, condannati 4 narcos di Napoli. Sono diventante definitive le condanne inflitte a 16 tra boss e gregari della Kalsa. Processo iniziato dopo l’operazione del luglio 2016, denominata “Tiro Mancino”. Inchiesta coordinata dall’allora procuratore aggiunto Teresa Principato e dai sostituti Amelia Luise e Bruno Brucoli, che portò a 26 arresti.

Secondo il quotidiano Il Giornale di Sicilia la quarta sezione della Corte di Cassazione ha rigettato i sedici ricorsi presentati delle difese degli imputati. Confermati, quindi, integralmente il verdetto emesso l’anno scorso dalla Corte d’Appello, presieduta da Mario Fontana.

L’INCHIESTA, SGOMINATO TRAFFICO DI DROGA

L’inchiesta aveva rivelato l’esistenza di un’organizzazione “contigua a Cosa nostra” dedica al traffico di stupefacenti con un asse che si era creato tra la città di Palermo e la Campania.
Droga di vario genere che veniva smerciata tra la Kalsa, ma anche altri quartieri della città e della provincia.

Dietro al business vi erano Antonino Abbate, nipote del boss Luigi Abbate, detto “Gino u mitra, ma anche Giovanni Battista Di Giovanni, fratello dei capimafia di Porta Nuova Gregorio e Tommaso. Questi ultimi, secondo l’accusa, avevano i contatti diretti con i napoletani.

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