La polizia di Stato di Siena ha denunciato 13 ragazzi minorenni per i reati di detenzione illegale di armi, detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, propaganda di idee fondate sull’odio razziale, etnico e apologia del movimento fascista e nazista. La Digos ha effettuato perquisizioni e sequestri. Tutti i 13 minorenni sono residenti nel Senese.
Quasi tutti i tredici minorenni denunciati dalla Digos di Siena per apologia di fascismo, odio razziale, possesso di armi e materiale pedopornografico frequentano lo stesso istituto scolastico. Sono ragazzi provenienti da famiglie del ceto medio e vivono tutti nella città del Palio; tra loro c’è anche una ragazza. Hanno più di 16 anni e alcuni sono ormai vicini alla maggiore età.
L’indagine, coordinata dalla procura minorile di Firenze, ha portato alla scoperta di quattro chat online, una delle quali attiva già dal 2024 e un’altra denominata «Partito Repubblicano Fascista». Nei gruppi emergevano interesse per le armi, esaltazione di Mussolini e Hitler, odio verso gli immigrati e un uso continuo di linguaggi violenti e discriminatori. Venivano inoltre condivisi numerosi video di risse e aggressioni, soprattutto contro stranieri, anche se gli indagati non risultano coinvolti direttamente in episodi di violenza.
«L’indagine – ha riferito Fausto Camisa, dirigente della Digos di Siena – è partita dal genitore di un ragazzo, poi risultato estraneo ai fatti, che ci ha informato che suo figlio era stato avvicinato da alcuni coetanei riferendogli che avrebbero potuto procurargli un’arma da fuoco».
Secondo gli investigatori, alcuni dei ragazzi avrebbero avuto la possibilità di reperire armi come pistole, tirapugni e balestre, anche tramite contatti online e siti internet, con l’intenzione — poi mai concretizzata — di organizzare ronde o spedizioni punitive contro cittadini stranieri, come risposta ad alcune risse avvenute a Siena tra gruppi contrapposti di immigrati.
L’inchiesta era partita nel luglio 2025 con le perquisizioni nei confronti di due minorenni: nelle loro abitazioni erano stati sequestrati un fucile a doppia canna funzionante e cartucce calibro 9.
Dall’analisi dei telefoni cellulari e dei computer sequestrati sarebbero poi emersi gli altri undici giovani coinvolti, tutti collegati in una rete nata e sviluppata principalmente sui social network più utilizzati dai ragazzi. Le indagini hanno così fatto emergere una fitta rete di relazioni virtuali legate ad ambienti dell’estrema destra.
Sarebbe emersa, spiega la Digos, «la ricerca da parte loro di un accreditamento attraverso la condivisione di contenuti di stampo suprematista, nazionalsocialista, negazionista, inneggianti all’odio ed alla violenza contro gli stranieri e gli immigrati, con l’incitamento all’uso di armi (pistole, fucili, coltelli, tirapugni) e di esplosivi artigianali, nonché mediante la condivisione di numerosi filmati e foto di chiaro contenuto pedopornografico, con l’utilizzo cospicuo di stickers, ossia ritagli di piccole dimensioni, di foto o parti di video, inviati sui social network più in uso».
Nelle chat circolava una propaganda caratterizzata da odio razziale, omofobia ed esaltazione della superiorità della razza bianca, con continui richiami a simboli del fascismo e del nazismo. Secondo gli investigatori, venivano diffusi contenuti discriminatori e messaggi violenti contro immigrati, persone di colore, musulmani e appartenenti alla comunità LGBTQ+ Plus.


