HomeAttualità e SocietàNeonato morto in culla a Bari, don Antonio sceglie il patteggiamento

Neonato morto in culla a Bari, don Antonio sceglie il patteggiamento

PUBBLICITÀ

Ha deciso di patteggiare don Antonio Ruccia, il parroco che era stato accusato di omicidio colposo di un neonato. Quest’ultimo era stato abbandonato alcuni mesi fa in un locale della parrocchia che fungeva da culla termica che però non ha funzionato.

La storia del piccolo “Angelo”

La vicenda di questo povero neonato, ribattezzato “Angelo” dal sindaco di Bari Vito Leccese, ha luogo il 2 di gennaio del 2025. Durante la mattinata, il titolare di un’azienda funebre, aveva fatto un sopralluogo per un funerale che si sarebbe dovuto tenere la mattina stessa.

PUBBLICITÀ

Entrando in questa piccola saletta, dove si trova l’unica culla termica presente in tutta la città di Bari, l’uomo ha trovato il corpicino del neonato senza vita. Spiazzato, il titolare ha subito avvertito il 118 ma non c’è stato nulla da fare. Il bambino, si crede avesse tra le due e le tre settimane, era stato posto in questa culla dalla mamma, che ancora oggi resta anonima. La saletta, vicino alla chiesa, avrebbe dovuto mantenere il piccolo al caldo e in caso di possibile ipotermia ed inviare un messaggio di allerta sul telefono del sacerdote per avvisarlo.

La Procura indaga per omicidio colposo

Secondo la Procura, il parroco non avrebbe vigilato abbastanza e in modo costante per tenere la fragile salute del piccolo sotto controllo.  In realtà il curato in un primo momento aveva provato a difendersi sostenendo che già nelle prime settimane di dicembre, il sistema della culla aveva avuto dei malfunzionamenti.

Successivamente era  stato chiamato un tecnico, per cercare di rimettere in sesto la culla. Nel giro di pochi giorni, il sistema era stato ripristinato, ma nelle giornate precedenti alla morte, alcuni blackout nel quartiere di Poggiofranco avranno probabilmente fatto saltare di nuovo i meccanismi di avviso e sicurezza.  Ruccia in un primo momento era stato rimandato a giudizio, ma solo adesso ha deciso assieme al suo avvocato Salvatore D’Aluiso di patteggiare ad un anno.

Indagato anche il tecnico che installò la culla

L’ultimo che manca al processo è il tecnico, Vincenzo Nanocchio, anche lui coinvolto in questa vicenda. Infatti, era stato proprio lui nel 2014 ad aver ricevuto l’incarico di curare il sistema d’allarme e i climatizzatori della culla. L’elettricista verrà ascoltato il prossimo 3 giugno assistito dagli avvocati Giovanni De Leo e Pino Giulitto.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ