HomeCronacaScoperto il nuovo pezzotto per le partite, indagati 3 distributori a Napoli

Scoperto il nuovo pezzotto per le partite, indagati 3 distributori a Napoli

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Una nuova evoluzione del pezzotto è emersa da un’indagine della Procura di Bologna, che ha svelato la capillare diffusione di abbonamenti pirata alle piattaforme di streaming come Sky, DAZN, Netflix, Disney+ e Spotify. Ieri la Guardia di Finanza di Ravenna, supportata dai Nuclei Speciali Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e Beni e Servizi, nonché da numerosi reparti territoriali del Corpo, ha eseguito oltre 100 perquisizioni e sequestri in diverse regioni italiane. I militari delle Fiamme Gialle, sotto la guida del Tenente Francesco Stefano Chiumiento, sono intervenuti anche a Napoli. Nella città partenopea sono state perquisite le abitazioni di tre indagati, accusati di essere i fornitori dei distributori dell’organizzazione, inoltre è stato trovato anche il sistema tradizionale di “pezzotto” basato su tecnologia IPTV diffuso anche con il passaparola tra conoscenti.

Il nuovo pezzotto con l’app Cinemagoal

L’operazione è partita dal monitoraggio dei social, in particolare Telegram, grazie al quale è stata scoperta l’esistenza di una nuova tecnologia basata sull’installazione dell’app Cinemagoal sui dispositivi dei clienti. Questo sistema collegava i device a un server estero per decriptare i contenuti audiovisivi richiesti. In diverse regioni state trovate delle macchine virtuali, attive h24, che captavano ogni 3 minuti e ritrasmettevano istantaneamente i codici “originali” di abbonamenti leciti, intestati però a complici, parte dei quali già identificati, così da inviare un segnale “in chiaro” agli utenti finali.

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Si tratta di un sistema avanzato, mai riscontrato fino ad ora, che presentava il vantaggio non solo di aggirare i blocchi di sicurezza predisposti dalle piattaforme, ma anche di incrementare la qualità delle immagini. Inoltre, riduceva drasticamente la possibilità che gli ‘abbonati’ potessero essere individuati dai sistemi di controllo, infatti l’accesso all’applicazione non comportava l’utilizzo di una connessione direttamente associabile a un determinato indirizzo IP.

I costi degli abbonamenti

Proprio questa funzionalità veniva pubblicizzata da oltre 70 persone che avevano il compito di distribuire il “prodotto”. I pirati incassavano un abbonamento annuale, dal costo variabile tra i 40 e i 130 euro in base ai pacchetti scelti, tramite pagamenti effettuati preferibilmente con strumenti non facilmente tracciabili, come criptovalute, oppure su conti d’appoggio esteri o fittiziamente intestati. Successivamente, i rivenditori giravano parte dei proventi agli organizzatori della frode.

L’Autorità Giudiziaria si è avvalsa della cooperazione internazionale tramite Eurojust per il coordinamento delle operazioni in Francia e Germania, disponendo anche il sequestro dei supporti informatici nei quali c’erano i dati necessari a decodificare i segnali audiovisivi protetti e il codice sorgente del programma, indispensabile per il funzionamento dell’app.

I 200 finanzieri impegnati nella maxi operazione hanno identificato tutti i soggetti coinvolti, inclusi i clienti, portando alla luce guadagni milionari frutto dei di pirateria audiovisiva, accesso abusivo a sistemi informatici e frode informatica. Secondo una prima stima, il danno per i diritti non riscossi ammonta a circa 300 milioni di euro. Nel frattempo, per gli abbonati alla rete pirata scatteranno sanzioni amministrative che vanno da 154 a 5.000 euro.

 

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Alessandro Caracciolo
Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
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