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Ospedale Monaldi nell’occhio del ciclone, infermieri e primario ai ferri corti: “Offese e sfiducia reciproca”

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Non c’è pace per il Monaldi. L’ospedale dell’azienda dei Colli di Napoli era e resta un centro di eccellenza nella sanità regionale e nazionale. Ma il caso del povero Domenico Caliendo sembra avere rotto la diga del reparto di cardiochirurgia pediatrica: e quello che ne sta uscendo certifica non poche zone d’ombra sulla gestione di un polo nevralgico della struttura.

E come se tutto questo ancora non bastasse, giunge la notizia che la Procura regionale della Corte dei Conti della Campania ha avviato un’inchiesta proprio sul Monaldi per verificare eventuali sprechi di risorse pubbliche.

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E non sarà un caso se una lettera datata 27 gennaio e firmata dal personale infermieristico, operatori socio sanitari e addetti tecnici della sala operatoria venga fuori proprio in questi giorni di bufera. La missiva era diretta a tutti i vertici dell’Azienda ospedaliera dei Colli, universo nel quale gravita anche il Monaldi di Napoli. Prima destinataria, la dire direttrice generale, Anna Iervolino.

I firmatari intendevano «sottoporre una situazione di estrema gravità che, da tempo, sta compromettendo in modo significativo il benessere professionale e umano degli operatori, nonché la sicurezza dell’assistenza erogata ai pazienti».

Ospedale Monaldi nell’occhio del ciclone, infermieri e primario ai ferri corti: “Offese e sfiducia reciproca”

A renderla nota è stato ieri – mentre si teneva la camera ardente del bimbo morto per una presunta concatenazione di errori – lo stesso avvocato Francesco Petruzzi, il combattivo penalista che sta assistendo la famiglia Caliendo, approfondendo accuratamente tutti gli aspetti collegati alla tragedia. Nella lettera i professionisti del Monaldi «palesano la situazione creata dal dottor Oppido», dice il legale citando brani della missiva, in cui si parla di una “sfiducia reciproca”: la gerarchia medico-centrica e la comunicazione assente hanno portato a una percezione di insicurezza diffusa tra gli infermieri, operatori socio sanitari e tecnici, che non si sentono attualmente più sicuri di collaborare con il primario che risulta indagato assieme ad altri sei colleghi nell’inchiesta della Procura di Napoli con l’accusa di omicidio colposo. Un lungo cahier de doleance, insomma, quello stilato dai partner professionali di Oppido. Le accuse di essere totalmente incuranti dei bisogni dei pazienti e del loro stato di salute non sono più accettabili e tollerate dall’intera équipe.

«Il personale segnala comportamenti sistematici e quotidiani messi in atto dal dottore Guido Oppido, tra cui urla e aggressività verbale, umiliazioni e svalutazioni pubbliche delle competenze professionali, linguaggio offensivo e denigratorio, bestemmie e imprecazioni, atteggiamenti intimidatori tali da inibire la comunicazione in équipe, reazioni ostili e aggressive anche in contesti formali di confronto (come avvenuto, ad esempio, durante l’incontro del 24 novembre 2025), mancato ascolto e considerazione», si legge nella lettera-relazione. «Tali comportamenti – si legge ancora – avvengono prevalentemente in sala operatoria e si ripetono con una frequenza tale da configurare un clima lavorativo caratterizzato da paura, tensione costante e perdita di fiducia reciproca all’interno dell’équipe multiprofessionale. Gli effetti sul personale sono significativi: si osservano ansia persistente, tremori, difficoltà di concentrazione durante le attività correlati a pressione emotiva, stress e diffuso stato di burnout. L’intera équipe ha considerato, in maniera congiunta, la possibilità di trasferimento».

Il dottore Guido Oppido, che è il cardiochirurgo che il 23 dicembre operò il povero Domenico, è nel frattempo stato sospeso alla dottoressa Gabriella Farina dall’ospedale Monaldi. La difesa della famiglia Caliendo ha chiesto inoltre all’ordine professionale di Cosenza (per Oppido) e di Benevento (per Farina, anch’essa coinvolta nell’inchiesta) di verificare eventuali violazioni deontologiche in ordine al comportamento dei due medici. Il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli ha invece sollecitato il governatore Fico ad agire con la «massima tempestività» e il «massimo rigore».

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Nicola Avolio
Nicola Avolio
Giornalista pubblicista, mi sono avvicinato per la prima volta alla professione iniziando a collaborare con la testata "La Bussola TV", dal 2019 al 2021. Iscritto all'albo dei pubblicisti da giugno 2022, ho in seguito iniziato la mia collaborazione presso la testata "InterNapoli.it", e per la quale scrivo tuttora. Scrivo anche per il quotidiano locale "AbbiAbbè" e mi occupo prevalentemente di cronaca, cronaca locale e sport.
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