HomeCronacaPatto tra clan per le truffe online, rischio stangata per i Mazzarella

Patto tra clan per le truffe online, rischio stangata per i Mazzarella

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Un accordo finalizzato alla realizzazione di un fiorente traffico di truffe online. Quello scoperto dalla maxi inchiesta della Dda di Napoli e dei carabinieri che, dopo il blitz dello scorso marzo sfociato in dodici arresti in carcere e quattro divieti di dimora, è arrivata alla requisitoria del pubblico ministero che ha chiesto pene severissime per i ras del clan Mazzarella.

Patto tra clan per le truffe online, rischio stangata per i Mazzarella

Gli imputati sono accusati di frode informatica, riciclaggio e associazione colpita dall’aggravante del metodo mafioso. Chiesti 8 anni e otto mesi per il boss Ciro Mazzarella, 8 anni e otto mesi per Alberto Mazzarella, otto anni per Michele Mazzarella, quest’ultimo affiancato dalla moglie Marianna Giuliano, erede della storica famiglia di Forcella per la quale sono stati chiesti sei anni e otto mesi. Tra le altre richieste 13 anni per Emanuele Brusco, 20 anni per Gennaro Brusco, 8 anni e otto mesi per Umberto Costagliola, 4 anni e otto mesi Ernesto De Carlo, 13 anni e quattro mesi per Giuseppe Messina, 4 anni e sette mesi Valerio Ripoli, 5 anni e cinque mesi Antonio Pisanti e 4 anni e otto mesi per Ferdinando Coronella.

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Spetterà adesso al collegio difensivo (composto tra gli altri dagli avvocati Leopoldo Perone, Valerio Spigarelli, Sergio Lino Morra, Giuseppe Perfetto, Tiziana Areniello, Giuseppe Perfetto, Giovanni Abet e Giovanni Inserra) provare a limitare i danni per i loro assistiti.

L’indagine ha svelato una vera e propria industria del raggiro hi-tech. Il motore tecnologico della banda era un hacker 25enne di Pomigliano d’Arco noto come “il polacco”, figura d’oro del clan rivale dei Licciardi prestato ai Mazzarella in virtù dei lauti guadagni condivisi. Attraverso sofisticate tecniche di spoofing, la banda faceva comparire sulle schermate delle vittime il numero verde reale della loro banca, mentre dagli operatori di una vera centrale telefonica venivano simulati dialetti di tutta Italia per farsi consegnare i codici Otp e svuotare i conti correnti.

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