«Prenditi tutto il tempo», il racket ‘flessibile’ dei clan di Marano: le parole del boss ‘a Celest

Un debito del figlio del titolare di una farmacia veterinaria. Un debito cospicuo. E’ questo la ‘base’ da cui partire per ricostruire l’operazione conclusa ieri mattina dai carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna che hanno emesso sette ordinanze di custodia cautelare a carico di affiliati al clan Orlando-Polverino di Marano ritenuti responsabili, a vario titolo, di estorsione e tentata estorsione aggravate dalle finalità mafiose. Fondamentali per la ricostruzione investigativa le parole di una delle vittime del racket con gli affiliati da Marano che si erano recati più volte nel suo negozio per reclamare la restituzione di un debito che il fratello aveva contratto con uno di loro, Luigi Del Prete, indicato come elemento appartenente agli Orlando. La vittima, aveva fatto capire a uno degli emissari, di essere in procinto di vendere un negozio per potere racimolare la somma da restituire.

Il racconto è quello del summit, presso un deposito edile, al cospetto dei vertici del gruppo che avevano convocato il fratello del debitore per fare un quadro della situazione.  «Entrai nel deposito dove vi era dentro un ufficio. C’era Carmine Carputo seduto dietro la scrivania, dall’altro lato una persona che si presentò come Sabatino (Sabatino Russo uno degli arrestati) e dall’altro lato una persona, seduta su un divano, che si presentò come tale Luigi. Iniziò a parlare questo Sabatino che disse:”Ci puoi spiegare questa situazione di tuo fratello, vogliamo capire questo fatto del negozio che dovete vendere”. Io ho spiegato loro che avevamo questo piccolo negozio, stavamo sistemando la documentazione dopo di che lo avremmo venduto, ribadirono che il debito era di 170mila euro ribadendo che mio padre aveva già dato 35mila euro come acconto a Luigi Del Prete. A quel punto quel Luigi seduto sul divano disse:”Quello che è dato è dato, vendi il negozio ma non lo svendere, prenditi tutto il tempo che ti serve, noi non vogliamo neanche un centesimo in più del residuo che ci devi dare”. Dopo l’incontro Carputo mi riaccompagnò e mi rivelò che quel Luigi era Giggin ‘a Celest».