Quattro anni di dibattimento e cinque giorni di camera di consiglio per arrivare ad una vera e propria stangata. Quella che ha colpito i vertici e i gregari del clan Moccia, condanne giunte oggi pomeriggio dinanzi alla VII sezione penale del tribunale di Napoli (Presidente Donnarumma). Pesanti le condanne nei confronti dei fratelli Moccia: Angelo Moccia 24 anni, Luigi Moccia 21 anni, Antonio Moccia 30 anni mentre il loro cognato Filippo Iazzetta ha rimediato 21 anni di carcere. Il processo è quello finito al centro di una bufera ai primi di agosto dello scorso anno quando su ordine del Tribunale furono scarcerati i fratelli Antonio, Angelo e Luigi Moccia (e poi un’altra dozzina di imputati) per decorrenza dei termini. Rinvio a giudizio del 2022, tre anni di udienze non bastarono per una sentenza, sufficiente solo per concludere l’esame dei testi dell’accusa.
Queste le condanne giunte oggi:
ABBONDANDOLO Claudio, assolto
AUBRY Rosa, 2 anni e otto mesi
CARLINO Raffaele, 10 anni
CHIERCHIA Luca, 2 anni e otto mesi
CHIRICO Pietro, 6 anni
CIOTOLA Fiora, 2 anni e otto mesi
COPPETA Gabriele, assolto
CREDENDINO Pasquale, 16 anni
DAMIANO Francesco, 16 anni
D’ELIA Giuseppe 2 anni
DEODATO Stefano, 2 anni
DI SARNO Francesco, 20 anni
ESPOSITO Angelo, 6anni e sei mesi
ESPOSITO Giovanni, 18 anni e sei mesi
ESPOSITO Manlio, 6 anni
FALLICO Salvatore, 2 anni e otto mesi
FAVELLA Francesco, 17 anni
IAZZETTA Filippo, 21 anni
MALINCONICO Massimo, 16 anni
LETTIERI Carmine, 2 anni e otto mesi
MAISTO Salvatore, 2 anni
MANGIA Eleonora, assolta
MOCCIA Angelo, 24 anni
MOCCIA Antonio, 30 anni
MOCCIA Gennaro (di Angelo), 16 anni
MOCCIA Luigi, 21 anni
MOSELLA Maria, 2 anni e otto mesi
NOBILE Antonio, 16 anni
PIROZZI Francesco, assolto
PISCITELLI Claudio, 16 anni
PISCOPO Angelo, 17 anni
RUBICONTI Gennaro, 18 anni
SEPE Raffaele, 3 anni
TUCCI Vincenzo, assolto
Ad inizio agosto erano stati i giudici della sesta penale ad accogliere le istanze dei difensori degli esponenti della famiglia Moccia e a rilevare l’avvenuta decorrenza dei termini, a distanza di più di tre anni di celebrazione di un processo in primo grado.
Erano stati cosi scarcerati Antonio Moccia, Luigi Moccia, Angelo Moccia, Gennaro Moccia (figlio di Angelo) e Pasquale Credentino, Francesco Favella, Antonio Nobile, Gennaro Rubiconti.
Clan Moccia, effetto tsunami con raffica di scarcerazioni
I giudici infatti avevano accolto le istanze degli avvocati, in particolare dei penalisti Saverio Senese e Gennaro Lepre(per Antonio Moccia), Gennaro Moccia (di Angelo) difeso dai penalisti Annalisa Senese e Ernesta Siracusa, Luigi Moccia (difeso dai penalisti Saverio Senese e Gennaro Lepre), Angelo Moccia (difeso da Annalisa Senese e Claudio Botti), Pasquale Credentino (difeso dagli avvocati Nicola Quatrano e Salvatore Pettirossi);Francesco Favella, Antonio Nobile, Gennaro Rubiconti difesi dall’avvocato Dario Carmine Procentese (per Favella insieme all’avvocato Claudio Davino e per Rubiconti insieme all’avvocato Claudia Salzano). Dopo qualche giorno altri sei ras avevano visto confermare lo stesso iter. Si tratta di Filippo Iazzetta, cognato dei Moccia, difeso dagli avvocati Antonietta Genovino e Claudio Davino, Massimo Malinconico(difeso sempre dagli avvocati Antonietta Genovino e Claudio Davino), Benito Zanfardino (difeso da Claudio Davino eGateano Aufiero), Giovanni Piscopo(difeso da Giuseppe Scafuro e dall’avvocatoSpatafora), Francesco Di Sarno (difeso da Saverio Campana). Anch’essi scarcerati per decorrenza dei termini così come gli altri imputati.
Cosa è successo
La Procura sosteneva, in virtù di un recentepronunciamento della Cassazione, che i termini decorressero dalla sentenza del dicembre 2022 con cui il tribunale di Napoli Nord aveva dichiarato la propria incompetenza territoriale per la vicenda. I difensori dei Moccia hanno così evidenziato che il calcolo andava fatto a partire dalla data di emissione del decreto di giudizio immediato, che risaliva invece al 22 luglio 2022. Preso atto che fosse ormai decorso il tetto dei tre anni per la custodia cautelare, i giudici della sezione feriale non poterono far altro che disporre l’immediata scarcerazione di tutti gli imputati.


