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Racket per gli Amato Pagano, assoluzione per i coniugi Di Girolamo

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La Suprema Corte di Cassazione, prima sezione penale, aveva ribaltato la Sentenza della Corte di Appello di Napoli nei confronti di De Luca Maria e Di Girolamo Domenico, entrambi di Melito di Napoli, imputati a vario titolo di estorsioni aggravate dal metodo mafioso con il clan Amato-Pagano.

Erano stati condannati a 6 anni di reclusione per la presunta imposizione di gadget natalizi, in concorso con l’allora presidente Ascom di Melito e di Mugnano.

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La Corte di Appello di Napoli, quinta sezione penale, ha assolto entrambi gli imputati, De Luca Maria e Di Girolamo Domenico, difesi dall’avvocato Luigi Poziello del Foro di Napoli Nord, a formula piena, ribaltando un’altra volta l’esito del processo.

I coniugi erano stati sottoposti agli arresti domiciliari per 4 lunghi anni ed ora chiederanno il risarcimento per l’ingiusta detenzione, avendo sostenuto la propria innocenza sin dal primo giorno.

Il fatto

Il Comando provinciale della Guardia di Finanza e la Questura di Napoli, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno dato esecuzione, tra le province di Napoli e Caserta, a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 31 soggetti (22 in carcere e 9 agli arresti domiciliari), gravemente indiziati di appartenere o di aver favorito il clan Amato-Pagano.

Associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, traffico di stupefacenti, aggravati dal metodo mafioso, sono i reati contestati. Tra Campania, Molise ed Emilia-Romagna sono stati sequestrati beni per oltre 25 milioni di euro.

Il clan Amato-Pagano, nato dalla scissione del clan Di Lauro, avrebbe continuato ad avvalersi della propria forza di intimidazione per mantenere il controllo del territorio nei Comuni di Melito, Mugnano e Arzano, del mercato all’ingrosso della cocaina nell’area nord di Napoli e del sistema estorsivo locale.

Le indagini della Squadra Mobile di Napoli hanno ricostruito l’organigramma del sodalizio, il cui reggente sarebbe Marco Liguori, coadiuvato da Fortunato Murolo, Salvatore Roselli e Raffaele Tortora, ritenuti gestori delle attività illecite, in particolare del traffico di stupefacenti.

Secondo gli inquirenti, il clan esercitava un controllo pressoché totale del territorio di Melito, anche grazie al coinvolgimento di Antonio Papa, presidente dell’Aicast (già Ascom) di Melito, che avrebbe favorito il clan attraverso i rapporti con commercianti e imprenditori. Presso la sede dell’associazione si sarebbero tenuti summit di camorra.

L’attività estorsiva avrebbe riguardato circa 500 esercizi commerciali l’anno, anche mediante una forma di estorsione camuffata dall’acquisto obbligato di gadget natalizi, con fatture emesse da ditte compiacenti e successiva restituzione del denaro in contanti al clan.

È emerso inoltre il coinvolgimento di due appartenenti alla Polizia Municipale di Melito di Napoli, che avrebbero indirizzato le vittime verso il clan in cambio di denaro.

Sequestrata anche la sede dell’Aicast di Melito di Napoli, ritenuta quartier generale del clan, oltre a 18 aziende, 12 immobili, 34 autoveicoli e denaro su oltre 300 rapporti finanziari, per un valore complessivo di circa 25 milioni di euro.

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