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Riciclano 35 milioni di euro in Turchia e in Cina, 8 arresti in Irpinia

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Al termine di una articolata attività d’indagine delegata e coordinata da questo Ufficio,
militari della Compagnia della Guardia di finanza di Solofra, hanno dato esecuzione ad un provvedimento del G.I.P. del tribunale di Avellino, che ha disposto l’applicazione di 13 misure cautelari personali nei confronti di altrettanti soggetti (di cui 8 posti agli arresti domiciliari, tre posti all’obbligo di dimora e per i restanti due l’applicazione della misura interdittiva del divieto temporaneo di esercizio della professione), poiché ritenuti gravemente indiziati di associazione a delinquere dedita al riciclaggio nazionale ed internazionale di capitali di provenienza delittuosa, derivanti principalmente da frode fiscale, attività cinesi illecite.

Incassavano i contributi statali del Covid

In particolare, le attività investigative svolte dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Solofra, traggono origine da un preventivo monitoraggio delle attività economiche
presenti sul territorio di competenza, che ha permesso di disvelare e ricostruire, allo
stato delle indagini, un complesso disegno criminoso finalizzato all’emissione di
fatture per operazioni inesistenti, al riciclaggio ed al fraudolento conseguimento di
contributi statali durante il periodo di “lockdown” in seguito all’insorgenza
epidemiologica da Covid – 19.

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La rete dei prestanome

Il contesto delittuoso, ideato grazie al coinvolgimento di soggetti “prestanome”, (i quali
detenevano un agiato tenore di vita avvalorato dall’utilizzo di auto e imbarcazioni di
lusso, ma poi risultati percettori di reddito di cittadinanza), ai quali veniva affidata
formalmente l’amministrazione e la rappresentanza legale delle società “cartiere”
utilizzate per i citati fini illeciti, poi condotte al fallimento o trasferite fuori provincia per
dissimulare i controlli.

Operazioni sospette per 450milani di euro

I gravi indizi emersi sulla liceità delle operazioni commerciali compiute dalle imprese,
che nel giro di pochi mesi avevano realizzato grossi volumi di affari, nel particolare
periodo epidemiologico, hanno trovato anche conferma nelle numerose segnalazioni
di operazioni sospette per circa 450 milioni di euro rilevate nei confronti delle imprese
coinvolte nel sodalizio ed operanti nel polo conciario del territorio solofrano.

La stamperia delle fatture

Le attività di osservazione – pedinamento – appostamento, l’ausilio delle banche dati in uso alla Guardia di Finanza, le attività di intercettazione telefonica, ambientale, audio-video e localizzazione mediante droni e GPS, unitamente alle indagini finanziarie ed alla disamina della documentazione e dei dispositivi elettronici
sottoposti a sequestro nel dicembre 2021, hanno permesso di ricostruire il “modus
operandi” delle operazioni di riciclaggio, da cui è emersa l’esistenza di una vera e
propria “stamperia” di fatture per operazioni inesistenti e di individuare perfettamente
le modalità di reimpiego dei profili illecitamente conseguiti e delle percentuali di
profitto ridistribuite tra i sodali; attività d’indagine che avevano già consentito di
ottenere il sequestro di denaro contante e somme in giacenza sui conti correnti per
un milione di euro, ed accertare movimenti finanziari per circa mezzo miliardo di euro,
di cui oltre 35 milioni dirottati verso la Cina e la Turchia, con un vorticoso giro di
fatture per operazioni inesistenti pari a circa trecentocinquanta milioni di euro.

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