Da sinistra Genny Carra e Giuseppe Mazzaccaro

Potrebbe non essere finita qui. Le voci si susseguono tra Soccavo e l’area flegrea. Il maxi blitz che qualche mese fa ha portato alla decapitazione dei Sorianiello con l’arresto anche del reggente Carmine Fenderico (dopo l’arresto di Giuseppe Mazzaccaro)(leggi qui l’articolo) potrebbe ben presto avere un seguito. Il primo a puntare il dito contro gli uomini di Alfredo Sorianiello ‘o biond è stato Genny Carra, l’ex ras dei Cutolo della 44. Il gruppo che proprio con i Sorianiello ha, fino a poco tempo fa, diviso il quartiere. Proprio Carra è quello che tirò in ballo Mazzaccaro in relazione all’omicidio di Luca Megali. Un barbiere che con la malavita non aveva nulla a che fare e che pagò con la vita l’essere imparentato ad Antonio Megali. Un omicidio nato per vendicare la morte di Fortunato Sorianiello, figlio del boss, ucciso dal gruppo Tommaselli (a cui Antonio Megali apparteneva). Un delitto che avrebbe potuto innescare una guerra senza fine. Carra, oltre che di tali vicende, ha spiegato ai magistrati anche il contesto in cui maturò tale guerra evidenziando il probabile coinvolgimento dei Sorianiello (al momento per quell’omicidio non c’è alcun indagato) in un altro delitto, quello di Gennaro Parisi, ex factotum del boss Carlo Tommaselli.

Le rivelazioni di Carra sui Sorianiello

L’ex ras del clan Cutolo ha spiegato che «Fortunato Sorianiello fu ucciso perchè i Sorianiello volevano prendersi un basso di proprietà di un parcheggiatore di nome Gennaro (Parisi ndr, successivamente ucciso sulla salita di via Piave) di cui non ricordo il nome. Questo basso si trova nella 99 e i Sorianiello. Quando questo Gennaro fu estromesso quest’ultimo si rivolse a Tommaselli che andò con i soccavesi a casa da Alfredo Sorianiello in quel momento detenuto e al suo posto erano reggenti Mazzaccaro e i figli Fortunato e Simone Sorianiello. Tommaselli ebbe un diverbio con Fortunato e ciò nonostante i Sorianiello continuavano a detenere un basso perchè affermarono che stava nella loro zona e spettava a loro. Dopo un po’ abbiamo appreso della morte di Fortunato Sorianiello». Poi Carra entra nei particolari:«Quando andammo a fare le condoglianze chiesero aiuto sia a noi che ai Puccinelli. Loro erano diffidenti e noi andammo a fare le condoglianze proprio per dimostrare la nostra estraneità ai fatti. Ci dissero che già sapevano chi era stato, perché il barbiere (il titolare del negozio in cui fu ucciso Sorianiello) gli aveva detto che Carlo Tommaselli e Antonio Megali avevano commesso l’omicidio».

L’omicidio del parcheggiatore amico di Tommaselli a via Piave

Carra poi fa un accenno all’omicidio di Parisi svelando un retroscena rimasto inedito fino ad ora:«Subito dopo la morte di Fortunato Sorianiello è stato ucciso il parcheggiatore a via Piave che si era rivolto a Tommaselli per la questione del basso. La sera che è morto il parcheggiatore a via Piave sia noi che i Sorianiello eravamo in tavoli separati a mangiare a Pozzuoli in un ristorante. Ad un certo punto li ho visti aprire le bottiglie, e quando abbiamo saputo dell’omicidio del parcheggiatore abbiamo capito perchè festeggiavano».

L’agguato contro i nigeriani

Nel blitz di questa notte ricostruita la dinamica del duplice omicidio di due nigeriani avvenuto a Castelvolturno il 10 settembre 2020. In particolare, si accertava che l’agguato omicida era maturato nel gruppo criminale “della 99”, articolazione del clan Sorianiello, a seguito della sottrazione ad opera di Desmond Oviamwonyi e di un altro cittadino nigeriano, Leo Uwadiae, di una busta contenente sostanza stupefacente, marijuana e cocaina, per un valore sul mercato di circa 40mila euro, destinata a rifornire la piazza di spaccio della 99, per vendicarsi del furto subito e per assicurarsi una posizione di supremazia sul territorio, in quanto la punizione dei responsabili avrebbe anche conseguito la finalità di impedire il ripetersi di episodi analoghi. La spedizione punitiva attuata con tre diversi viaggi, andata e ritorno, da Rione Traiano a Castel Volturno, località da cui provenivano i due nigeriani.

Le spedizioni punitive

Il primo viaggio, perlustrativo della zona, dava esito negativo con i due nigeriani non rintracciati. Il secondo viaggio si concludeva con l’apparente intesa da parte degli indagati di corrispondere ai due nigeriani la somma di 2mila euro dagli stessi richiesta per la restituzione dello stupefacente. Il terzo ed ultimo viaggio culminava nell’omicidio di Oviamwonyi e nel ferimento di Morris Joe Iadhosa, quest’ultimo estraneo al furto dello stupefacente, ma presente, insieme ad altri connazionali, all’interno del cortile dell’abitazione di Oviamwonyi e Uwadiae. Esplosi numerosi colpi d’arma da fuoco con una pistola calibro 9×21, dopo il rifiuto da parte dei due della droga se prima non avessero ricevuto la somma di danaro richiesta.

Il profilo del reggente dei Sorianiello

Tra le persone arrestate spicca il nome di Fenderico il cui profilo, insieme alle mire espansionistiche degli stessi Sorianiello, era stato tracciato qualche settimana fa da un articolo di Internapoli (leggi qui il pezzo).  I Sorianiello, famosi per aver sempre mantenuto un basso profilo, sarebbero infatti transitati da tempo in una nuova fase. Forti della presenza sul campo di diversi affiliati e della nuova reggenza che avrebbe messo nel mirino l’intera area. Una presenza ben visibile alle forze dell’ordine con nuove leve assoldate dal gruppo forti anche di elementi apicali a piede libero almeno fino all’operazione di questa notte.

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