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domenica, Giugno 26, 2022
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Dalla rissa in discoteca al raid alla Masseria, come nacque lo scontro Licciardi-Prestieri


Una rissa in discoteca poi degenerata in raid armato. Questa la genesi della ‘faida del principino’ detta anche ‘faida della minigonna’: si tratta dello scontro armato che oppose i Licciardi della Masseria Cardone ai Prestieri del Monterosa. Per quei fatti nei giorni scorsi sono state chiuse le indagini preliminari (come anticipato da Internapoli, leggi qui). Rischiano dunque il processo Paolo Di Lauro, Maurizio e Antonio Prestieri, Guido e Raffaele Abbinante, Raffaele Perfetto, Giuseppe Lo Russo, Dario De Felice, Gennaro Russo, Gennaro Trambarulo, Antonio Leonardi e Ettore Sabbatino.

Come ricostruito nel dispositivo relativo alla chiusura delle indagini preliminari il gruppo del Monterosa, guidato da Antonio Prestieri e Gennaro Romano, dopo aver avuto la peggio in una rissa in discoteca scoppiata per futili motivi con i Licciardi capeggiati da Vincenzo Esposito ‘o principino (nipote prediletto del boss Gennaro), organizzò in una spedizione punitiva. Raid avvenuto nella Masseria Cardone e che portò il ras Carmine Brancaccio a scampare miracolosamente ad un agguato.

L’articolo precedente: indagini chiuse per la faida del principino

Una storia, quella dello scontro tra il Monterosa e la Masseria Cardone, che si arricchì di nuovi particolari grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Luca Menna. Secondo quest’ultimo sarebbe stato il gruppo di Francesco Fusco, orbitante nella ‘galassia criminale’ dei Prestieri a uccidere Vincenzo Esposito, il nipote prediletto dei fratelli Licciardi. Da lì fu poi la guerra. Uno scontro frontale tra i Licciardi e il gruppo Fusco, culminato con l’annientamento di questi ultimi, ‘sacrificati’ da Paolo Di Lauro per riportare la pace nel territorio.

 

«Il clan Di Lauro era d’accordo che si ammazzasse Bosco Modestino per dare soddisfazione ai Licciardi. Anche Ruggiero però doveva morire. Il piano tuttavia non fu portato a termine perché poco dopo fu arrestato. Ruggiero invece non fu risparmiato: secondo Luca Menna, Ruggiero fu ucciso da Raffaele Petrozzi. L’ordine di commettere questo omicidio – ha concluso Menna – come di aprire una ‘piazza ‘, poteva venire solo da Paolo Di Lauro. I Di Lauroerano dunque d’accordo che bisognasse ammazzare Bosco per dare soddisfazione ai Licciardi».

 

 

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