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domenica, Giugno 16, 2024
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Sant’Antimo piange Giulia Tramontano, 20mila persone al corteo: “Chi vive nel ricordo degli altri non muore mai”

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Istituzioni ma soprattutto migliaia di giovani tutti in corteo nella fiaccolata promossa a Sant’Antimo per ricordare Giulia Tramontano ed il piccolo che portava in grembo. Il caso di Giulia ha scosso intere comunità, da nord a sud, perché si è stanchi di dover piangere donne vittime di violenza, perché prima ancora che Giulia venisse ritrovata noi: “Lo sapevamo tutte“.

L’Italia piange Giulia Tramontano 

Lo sapevamo tutte” è la frase comparsa sotto svariati post di influencer e ragazze online in ricordo di Giulia Tramontano. La frase è emblematica della situazione di ‘pericolo’ e di quasi “assuefazione” che le donne vogliono testimoniare. Prima che Giulia venisse ritrovata, prima che il compagno confessasse l’omicidio, quando Giulia era ancora “solo” scomparsa la maggior parte delle giovani donne in Italia aveva già trovato il carnefice, o almeno lo aveva sospettato apertamente.

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Lo sapevamo tutte” testimonia come l’immediato collegamento tra la scomparsa di una giovane donna e l’accusa al suo compagno che molte donne in Italia hanno avuto da subito sia un campanello d’allarme. Il pensiero automatico che collega la morte di una donna al suo compagno, a prescindere poi dal colpevole, fa paura. Fa capire che la violenza sulle donne ed il femminicidio sono piaghe presenti e che spaventano.

Giulia Tramontano aveva 29 anni ed ogni giorno parlava con la mamma dei completini che avrebbe voluto comprare al piccolo che portava in grembo. I sogni di Giulia sono stati però distrutti da una mano violenta, da un ego smisurato ed un’anima povera. “Io sono Giulia” è stata la seconda frase con la quale i giovani italiani hanno voluto testimoniare la perdita di Giulia. L’Italia è crollata nelle lacrime di una madre che difronte ad una panchina rossa, simbolo contro la violenza sulle donne, sussurrava: “E’ venuta a morire a Senago“. Di panchine rosse ne sono cosparse le piazze italiane ma non basta. Non è sufficiente porre un simbolo contro la violenza, senza poi fare nulla, quasi a “volersi pulire la coscienza”.

Sant’Antimo in piazza contro la violenza 

Il ricordo di Giulia Tramontano è straziante, sono tanti i giovani italiani che si sentono coinvolti nel caso, che piangono Giulia come se fosse una sorella. Per questo motivo la fiaccolata di Sant’Antimo ha visto moltissimi giovani. Una manifestazione che si è svolta in un clima di commozione peggiorato anche dall’omicidio di Luigi Cammisa e Maria Brigida Pesacane che ha sconvolto la cittadina in provincia di Napoli.

In testa al corteo il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, con numerosi sindaci del comprensorio e diversi parlamentari e consiglieri regionali. Con loro il vescovo di Aversa Angelo Spinillo. A seguire un corteo che col passare del tempo si è ingrossato fino a riempire piazza della Repubblica. Al corteo erano presenti le ragazze della polisportiva dove Giulia praticava atletica da ragazza e quello di tante altre  donne “capitanate” da uno striscione antiviolenza.

“Non possiamo più tollerare un’altra Giulia”

Davanti casa dei genitori di Giulia uno striscione recita: “Chi vive nel ricordo degli altri non muore mai“. All’ingresso del palazzo viene deposto un fascio di fiori assieme ad alcuni lumini rossi. Ai piedi di una panchina verniciata di rosso, un paio di calzature rosse fanno da sfondo a un grande cuore. il sindaco di Sant’Antimo ha poi dichiarato: “Intitoleremo un centro antiviolenza a Giulia Tramontano“. “Non possiamo più tollerare un’altra Giulia e un altro Thiago” continua. Il vescovo di Aversa Angelo Spinillo parla del “martirio di Giulia” che ha invitato al dialogo e ricordato il piccolo Thiago “come tutti i bambini un dono di Dio“.

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