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“Scuotimento molto elevato nella caldera occidentale”, le cause del terremoto ai Campi Flegrei

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La scossa di questa mattina ai Campi Flegrei è stata tra le più forti in assoluto dell’intera crisi bradisismica da 40 anni a questa parte. La cittadinanza, spaventata, ora si chiede cosa possa succedere nelle prossime ore. La scossa delle 5.50, magnitudo 4.4, con epicentro in mare nel golfo di Pozzuoli e ipocentro a 3.1 km di profondità, è stata avvertita in molte zone di Napoli e nei comuni flegrei, con danni soprattutto a Bacoli, dove è crollato l’arco del Belvedere di Baia e diversi palazzi hanno riportato crepe.

Diversi residenti si sono riversati in strada, spaventati anche a causa del crollo di alcuni soprammobili all’interno delle loro case.

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A leggere i primi dati sono stati Edoardo Cosenza, assessore alle infrastrutture del Comune di Napoli, e Carlo Migliore, geologo e animatore del gruppo Facebook “Gli ottimisti dei Campi Flegrei” sul quale, attraverso un post, ha spiegato cos’abbia potuto provocare il forte evento tellurico.

“Scuotimento molto elevato nella caldera occidentale”, le cause del terremoto ai Campi Flegrei

Cosenza si è soffermato sulle accelerazioni del suolo, dato utile per stimare gli effetti sugli edifici. “Magnitudo durata stimata 4.4. Epicentro a mare. Accelerazioni decisamente rilevanti specie a Bacoli”, ha scritto l’assessore, parlando di “picchi accelerometrici a bassi periodi” e quindi di “azioni forti su strutture rigide”. Per Napoli, però, secondo il professor Cosenza il quadro sarebbe diverso. “A Napoli ovviamente azioni più forti nell’area Bagnoli”, ha spiegato, aggiungendo che si tratta di “azioni pari a meno di un decimo di quelle registrate negli scorsi mesi”.

Il riferimento è alla stazione accelerometrica Ban, all’Istituto Nautico di Bagnoli. Lì, secondo Cosenza, “l’accelerazione al suolo registrata” è stata “pari a circa 15 cm/sec2”. Negli scorsi mesi, ha ricordato l’assessore, lo stesso edificio “ha sopportato senza danni rilevanti 172 cm/sec2. Oltre 11 volte più grande”.

“Il sisma più intenso nella zona occidentale della caldera”

Migliore ha definito “molto significativi” i dati di scuotimento registrati dalle stazioni accelerometriche dell’area flegrea. Secondo il geologo, “i parametri rilevati indicano che il terremoto di questa mattina, di Md 4.4±0.3, è stato probabilmente il sisma più intenso mai avvertito nella zona occidentale della caldera, in particolare tra Bacoli e Monte di Procida”.

Il dato più forte arriva da Bacoli: “L’accelerazione massima del suolo è stata misurata alla stazione di Bacoli con un valore di circa 0.3G”, ha scritto Migliore, parlando di “uno scuotimento molto elevato” e “nettamente superiore” a quello del sisma del 30 giugno 2025, di magnitudo stimata 4.6. In quel caso, ha spiegato, “il parametro massimo registrato fu di circa 0.07G, quindi oltre 4 volte inferiore”.

Sulla differenza tra i due eventi, Migliore invita alla cautela. Potrebbero aver inciso “la direttività del terremoto che al momento non conosciamo ancora con precisione” e “soprattutto la minore profondità ipocentrale dell’evento odierno”, stimata intorno ai 3 chilometri rispetto ai circa 4 chilometri del sisma del 30 giugno 2025.

Cosa succederà dopo questo evento?

Sul possibile sviluppo dello sciame, Migliore ha spiegato che la sequenza “si avvale ancora di qualche replica”, ma che “ciò è assolutamente normale” e che “in quel volume sismogenetico l’energia andrà rapidamente a calare”. Quanto al timore di un effetto domino, il geologo scrive che “è capitato a volte che un evento energetico in un’area ne abbia stimolato un altro non lontano”, ma aggiunge che “in questo caso possiamo sperare sulla matrice ‘isolata’ di questo terremoto”, perché l’epicentro “si trova in una zona abbastanza lontana geograficamente da tutte le altre sismicamente attive”.

Migliore esclude anche che la scossa sia legata a una improvvisa impennata del sollevamento del suolo. “Questo terremoto non è stato causato da una impennata del sollevamento del suolo”, ha scritto. Il precedente nella stessa area “risale a ben 11 mesi fa”: per il geologo, quindi, lo stress “si stava accumulando in quella zona dall’estate scorsa” ed è compatibile “col rilascio energetico che abbiamo avuto”.

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Nicola Avolio
Nicola Avolio
Giornalista pubblicista, mi sono avvicinato per la prima volta alla professione iniziando a collaborare con la testata "La Bussola TV", dal 2019 al 2021. Iscritto all'albo dei pubblicisti da giugno 2022, ho in seguito iniziato la mia collaborazione presso la testata "InterNapoli.it", e per la quale scrivo tuttora. Scrivo anche per il quotidiano locale "AbbiAbbè" e mi occupo prevalentemente di cronaca, cronaca locale e sport.
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