Sono emersi i dubbi del Quirinale sull’emendamento al decreto fiscale che riformava la ripartizione del 2 per mille ai partiti. Un avviso alle Camere sarebbe arrivato in tarda serata di lunedì dal Colle dopo che è stato depositato un emendamento al decreto legge fiscale.
L’emendamento, presentato da Avs e Pd ma supportato dalla maggioranza, avrebbe raddoppiato i finanziamenti ai partiti. Con il nuovo meccanismo ai partiti verrebbe destinata una cifra calcolata sul totale del gettito Irpef dell’anno precedente (0,2 per mille). Per la ripartizione della somma tra le forze politiche sarebbero entrate in gioco le scelte dei contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi.
Il meccanismo come l’8 per mille
“Il contribuente – è scritto nell’emendamento – può indicare sulla scheda un solo partito politico cui destinare lo 0,2 per mille”. In caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, “la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse”. In sostanza, per i partiti politici si sarebbe applicato lo stesso meccanismo dell’8 per mille.
I rilievi del Quirinale si basano, come anticipato dal Sole24, sul fatto che le modifiche contenute nell’emendamento sono disomogenee rispetto al testo del decreto che deve avere le caratteristiche di necessità e urgenza. Anche perché una riforma di questo tipo necessiterebbe di un provvedimento ad hoc più articolato, senza contare che l’emendamento ha un impatto sulle finanze pubbliche.

