Estorsione, associazione a delinquere di stampo mafioso, intimidazioni. Questo, in breve, il blocco delle accuse rivolte al super boss del clan dei Casalesi Michele Zagaria. L’esito dei processi ai boss malavitosi italiani potrebbe sembrare scontato ai più. Ma non è affatto così. Spesso, dimostrare l’ovvio si rivela compito assai arduo. Le prove, le dichiarazioni a favore dell’accusa, le denunce sono come tartufi: trovarne è affare per pochi specialisti. Il processo contro Michele Zagaria, però, ha corso sul binario giusto sin da subito. L’epilogo è quello sperato dall’accusa.
Il Giudice della Prima Sezione della Cassazione Domenico Carcano ha, infatti, confermato la condanna a 24 anni di reclusione. E non è tutto. Dalla pioggia di anni di condanna, è stato colpito anche Massimo Di Caterino (11 anni di reclusione, per lui), alfiere del boss. Fondamentali, in questo caso, sono state le denunce presentate dalle vittime della tentata estorsione, i fratelli Piccolo (titolari di una ditta nel modenese). Rilevanti anche le dichiarazioni dei pentiti Salvatore Venosa, Luigi Tartarone ed Emilio Di Caterino.


