Strage delle Fontanelle, le motivazioni dell’ergastolo in primo grado

In merito alle informazioni circolate nelle scorse ore si chiarisce che nel pomeriggio sono uscite le motivazioni della sentenza di primo grado sulla strage delle Fontanelle. Nessuna sentenza d’appello dunque come erroneamente riportato, quest’ultima ancora deve essere pronunciata.

L’articolo sulla condanna in primo grado

Ergastolo per Antonio Genidoni, all’epoca reggente del clan e accusato di aver ordinato la strage quando era detenuto ai domiciliari nella sua abitazione di Milano. E’ questa la decisione dei giudici di primo grado per la strage delle Fontanelle. Ergastolo anche per braccio destro di ‘Antonio e Marano’ e cioè  Emanuele EspositoAlessandro D’Aniello e per la madre di Genidoni, Addolorata Spina. Stessa sorte per la moglie di Genidoni, Vincenza Esposito. Durante il raid, oltre all’uccisione di Vastarello e Vigna, furono feriti Dario VastarellaAntonio Vastarella e Alessandro Ciotola, nipoti del capoclan Patrizio.

La ‘genesi’ dello scontro tra Vastarella e ‘Barbudos’ alla Sanità

Lo scontro tra i Vastarella e i Genidoni-Esposito rappresentò il punto di non ritorno per il clan dei ‘Barbudos’. Quest’ultimi erano già indeboliti dalle morti di Ciro Esposito ‘o spagnolo e di Pierino Esposito (ucciso in piazza San Vincenzo da sicari dei Lo Russo). La goccia che fece traboccare il vaso fu la cacciata dei familiari di Genidoni dalla Sanità, un affronto che la madre, Addolorata Spina non riusciva a dimenticare tanto da offrirsi come ‘esca’ per farla pagare ai Vastarella: «Devono provare lo stesso dolore che provo io. Dobbiamo mirare al cuore di isso», intendendo secondo la Dda Antonio, figlio del ras Patrizio. Ecco cosa raccontò Dora Spina: «Sono andati vicino alle persone perbene e le hanno cacciate, hanno cominciato a saldare le porte». E Antonio Genidoni urlando spiega: «Sono arrivati trenta motorini sotto il mio palazzo e hanno minacciato e tentato di picchiare Enza e la figlia di Nunzio«.

Il ‘vero obiettivo’ della strage

A svelare che il reale obiettivo del commando era Antonio Vastarella, figlio del capoclan Patrizio, fu il collaboratore di giustizia Rosario De Stefano, che raccontò di come Vastarella junior fu salvato dal cugino quando i killer entrarono in azione:«Per quanto mi ha raccontato ’o zi, è stato Maicol (Michale Korkoi Sica, nipote di Patrizio Vastarella) il nero a rompere la parete consentendo la fuga di Antonio Vastarella coinvolto nel blitz di oggi della guardia di finanza. Io avevo un buon rapporto con Maicol: era lui la persona da cui mi rifornivo quando frequentavo le Fontanelle tutti i giorni. Non ho mai parlato con Maicol della strage delle Fontanelle».

Per seguire tutte le notizie collegati al nostro sito oppure vai sulla nostra pagina Facebook