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Torre Annunziata, rimborsi gonfiati per le commissioni: sequestrati 18mila euro a 2 consiglieri

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Commissioni consiliari, rimborsi gonfiati e false dichiarazioni: è questo il quadro emerso dall’inchiesta della Procura di Torre Annunziata che ha portato la Guardia di Finanza ad eseguire un decreto di sequestro preventivo per oltre 18mila euro nei confronti di due consiglieri comunali di Torre Annunziata e di una terza persona, ritenuta complice di uno dei due amministratori.

Le indagini, coordinate dalla Procura oplontina, ruotano attorno ai rimborsi erogati dal Comune per la partecipazione alle commissioni consiliari. Secondo gli investigatori, i due consiglieri avrebbero ottenuto indebitamente somme di denaro attraverso false attestazioni relative agli orari di lavoro, ai trasferimenti e perfino a rapporti lavorativi ritenuti fittizi.

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L’inchiesta nasce da una segnalazione dell’allora segretario generale del Comune, che aveva denunciato quello che viene definito negli atti un vero e proprio “sperpero di denaro pubblico”. Nel documento inviato al sindaco e ai vertici dell’ente venivano evidenziati i costi eccessivi sostenuti dal Comune per le commissioni consiliari: oltre 94mila euro per le sedute e più di 12mila euro di rimborsi nel solo primo quadrimestre preso in esame.

Secondo la Procura, alcune commissioni venivano convocate quotidianamente dal lunedì al venerdì, con consiglieri costantemente assenti dal posto di lavoro ma regolarmente rimborsati dal Comune. In diversi casi, inoltre, le commissioni sarebbero andate deserte per mancanza del numero legale, pur continuando a generare costi legati ai permessi retribuiti.

Uno dei due consiglieri indagati avrebbe addirittura simulato un rapporto di lavoro presso una federazione sindacale con sede a Civitavecchia, a oltre 300 chilometri da Torre Annunziata. Secondo quanto emerso dalle indagini, il consigliere avrebbe attestato falsamente di lavorare in quella sede per giustificare l’intera giornata di assenza dal lavoro durante le commissioni consiliari.

Gli accertamenti della Guardia di Finanza avrebbero però svelato che il consigliere non si sarebbe mai recato realmente a Civitavecchia e che la stessa federazione sindacale sarebbe stata costituita proprio il giorno dell’assunzione. Inoltre, il rappresentante legale della sigla sindacale sarebbe il padre dello stesso consigliere.

Sempre secondo la Procura, le richieste di rimborso sarebbero state corredate da firme false e le somme accreditate su conti riconducibili al padre dell’indagato, che avrebbe poi trattenuto parte del denaro. Il danno contestato in questo caso supera i 14mila euro.

Il secondo consigliere comunale, invece, avrebbe falsamente dichiarato di non possedere mezzi propri e di impiegare circa 85 minuti con i mezzi pubblici per raggiungere il Comune dal posto di lavoro. Le attività di osservazione e le immagini delle telecamere avrebbero però dimostrato che l’uomo utilizzava abitualmente uno scooter, impiegando circa mezz’ora per il tragitto. In questo caso la somma contestata supera i 4mila euro.

Nel corso dei sequestri, le Fiamme Gialle hanno bloccato somme di denaro, uno scooter Honda del valore di circa 4.500 euro e un orologio da circa 2mila euro.

L’inchiesta tocca anche altri amministratori. Tre consiglieri comunali e un assessore, poi dimessisi, sono già a processo per false dichiarazioni relative a debiti tributari incompatibili con la carica pubblica. Secondo la Procura, avrebbero attestato falsamente di non avere pendenze con il Comune nonostante avessero ricevuto notifiche di accertamento.

Nel provvedimento del gip si parla di “fatti di estremo allarme sociale”, con consiglieri accusati di aver utilizzato il proprio incarico pubblico per ottenere rimborsi non dovuti e vantaggi personali.


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