Una rete di truffatori con base a Napoli, ma attiva su tutto il territorio nazionale, avrebbe preso di mira soprattutto anziani e persone fragili, utilizzando raggiri ed espedienti per riuscire a sottrarre denaro e oggetti preziosi. L’organizzazione è stata smantellata dai Carabinieri della Compagnia di Trieste, insieme ai colleghi di Napoli e di altre città.
L’operazione, denominata “Fumo del Vesuvio 2”, ha portato complessivamente all’arresto di otto persone, eseguito in momenti diversi, e alla denuncia di 19 indagati in stato di libertà. Nel corso delle indagini sono state individuate 18 truffe e recuperati circa 50mila euro, ritenuti provento dei raggiri.
Questa mattina sono state eseguite diverse misure cautelari a Napoli, Caserta, Isernia e Salerno. Tre persone, ritenute dagli investigatori ai vertici dell’associazione per delinquere, sono state arrestate, mentre per altre tre è stato disposto l’obbligo di dimora. Dieci persone sono state inoltre denunciate.
L’inchiesta rappresenta il secondo capitolo di un’indagine già avviata nel marzo 2025, quando erano state arrestate dieci persone e denunciate altre 29 per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe ai danni di anziani, anche attraverso il noto metodo del “finto Carabiniere”.
La seconda fase dell’indagine è partita dopo un tentativo di truffa sventato ad Aurisina, in provincia di Trieste, il 25 gennaio 2025, seguito poche ore più tardi da un raggiro consumato a Muggia.
Ad Aurisina, un giovanissimo trasfertista avrebbe tentato di raggirare due anziani coniugi. Quando i due si sono accorti del tentativo di truffa, il giovane, seguendo le indicazioni ricevute telefonicamente dai suoi presunti mandanti, avrebbe raggiunto Muggia a bordo di un taxi.
Qui avrebbe approfittato di un momento di distrazione per sottrarre denaro e oggetti d’oro a un’anziana, riuscendo poi a fuggire.
I militari del Nucleo Investigativo di Trieste sono riusciti a identificarlo nel giro di pochi giorni. Da quel momento gli investigatori hanno ricostruito la rete dei suoi presunti complici, risalendo ai mandanti e agli altri componenti dell’organizzazione.
Le indagini hanno quindi permesso di ricostruire una struttura criminale che, secondo l’ipotesi accusatoria, operava in diverse zone d’Italia e aveva come principali obiettivi persone anziane e soggetti considerati più vulnerabili.

