Assegni per decine di migliaia di euro, documenti che secondo l’accusa sarebbero stati falsificati, telefonate costruite per convincere le vittime di essere finite nel mirino di una fantomatica frode bancaria e, sullo sfondo, il sospetto di un articolato sistema di riciclaggio. È questo il quadro delineato dalla Procura della Repubblica di Foggia nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari relativo a un procedimento che coinvolge 39 persone.
L’indagine ricostruisce una serie di episodi che, secondo la prospettazione accusatoria, sarebbero riconducibili a un gruppo organizzato. Le contestazioni sono diverse e riguardano, a seconda delle singole posizioni, associazione per delinquere, falsificazione e uso di documenti, truffa, tentata truffa e riciclaggio. L’impostazione accusatoria dovrà ora confrontarsi con le difese e con le successive fasi del procedimento.
L’assegno da 92mila euro
Uno degli episodi più significativi riguarda un assegno dell’importo di 92mila euro. Secondo l’accusa, il titolo sarebbe stato falsificato e successivamente negoziato attraverso un conto bancario. Alla vicenda viene collegata anche una contestazione di riciclaggio, relativa alla successiva movimentazione delle somme.
Un altro episodio ruota invece attorno a una somma complessiva di 87mila euro. La vittima, secondo la ricostruzione contenuta nell’atto, sarebbe stata contattata telefonicamente da persone che si sarebbero presentate come operatori di Poste Italiane e, successivamente, come appartenenti all’Arma dei carabinieri. Il pretesto sarebbe stato quello di un presunto attacco al conto corrente.
La tecnica contestata agli indagati sarebbe stata quella di creare nella vittima una situazione di allarme, inducendola a seguire le indicazioni ricevute e a predisporre sei assegni, per un valore complessivo di 87mila euro.
Una rete con ruoli diversi
Nel procedimento compaiono persone alle quali la Procura attribuisce, secondo i singoli capi d’incolpazione, ruoli differenti. Tra le posizioni contestate figura quella di Giovanni Cozzolino, indicato in più capi dell’avviso, nei quali vengono ricostruiti episodi relativi alla presunta falsificazione di assegni e documenti.
L’inchiesta, tuttavia, non presenta un’unica contestazione indistinta: le accuse variano da persona a persona e comprendono episodi e condotte differenti.
I 39 indagati
Le persone sottoposte alle indagini sono:
Ciro Agrillo, con l’accusa di essere capo e promotore, difeso dall’avvocato Luigi Poziello; Leonardo Bonapitacola, difeso dall’avvocato Euplio Mastrangelo; Veronica Calabrice, difesa dagli avvocati Andrea Tavano e Giada Tavano; Matteo Capozzi, difeso dagli avvocati Andrea Tavano e Giada Tavano; Antonio Consalvo, difeso dall’avvocato Ettore Censano; Giovanni Cozzolino, difeso dall’avvocato Vincenza Granata; Gianluca D’Arcangelo, difeso dall’avvocato Giacomo Pace; Giuseppe De Leo, difeso dall’avvocato Fabio Abruzzese; Francesco Paolo Di Sibbio, difeso dall’avvocato Umberto Buso; Roberto La Riccia, difeso dall’avvocato Luigi Sauro; Renato Poppi, difeso dall’avvocato Maria Morelli; Abramo Procaccini, difeso dall’avvocato Fortunato Rendiniello; Antonio Rizzi, difeso dall’avvocato Manuela Alessandra La Cava; Gina Rondinella, difesa dall’avvocato Ettore Censano; Francesco Sforza, difeso dall’avvocato Salvatore Sforza; Antonio Stanchi, difeso dall’avvocato Michelangelo Capobianco; Gabriele Tarullo, difeso dall’avvocato Vincenzo Maizzi.
Tra gli altri indagati figurano Enza Anzalone, Ambrogio Bruno, Anna Savina Bruno, Leonardo Bruno, Francesco D’Agnone, Giuseppe D’Angelo, Luca D’Angelo, Giuseppe Delli Carri, Marco Diurno, Fiorentina Gargiulo, Clementino Bruno Gatta, Gianmarco Illuzzi, Pasquale Labianca, Silvio Giovanni La Lumera, Pierpaolo Paciletti, Luca Pompa, Luigi Pipoli, Giuseppe Procaccini, Pasquale Recchia, Samuele Riccio, Saverio Rondinella e Maria Rubano, assistiti dai difensori indicati nell’atto, tra i quali gli avvocati Guendalina Rosaria Romito, Giovanni Diego La Torre, Manuela Alessandra La Cava, Emanuela La Cava, Ivano Ruggiano, Mirella Spadavecchia, Francesco Americo e Alessandro Orlando.
Ora la parola passa alle difese
La conclusione delle indagini rappresenta un passaggio procedurale e non una sentenza di colpevolezza. Le persone coinvolte restano indagate e potranno esercitare le facoltà difensive previste dalla legge, confrontandosi con le contestazioni formulate dalla Procura.
Sarà dunque nelle prossime fasi del procedimento che le singole posizioni verranno ulteriormente definite e che le accuse potranno essere sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria.
Il fascicolo restituisce, per ora, la fotografia di un’inchiesta nella quale assegni di elevato importo, identità e documenti che l’accusa ritiene falsificati, telefonate-trappola e movimentazioni di denaro costituiscono gli elementi attorno ai quali ruotano le contestazioni.

