HomeCronacaCronaca nazionaleYoussef Siher ritorna in libertà, non convalidato l'arresto per il ricercatore

Youssef Siher ritorna in libertà, non convalidato l’arresto per il ricercatore

PUBBLICITÀ

E’ ritornato libero Youssef Siher, il ricercatore italiano con origini marocchine, fermato la notte di sabato scorso in qualità di amministratore del canale Telegram ‘Movimento 17 ottobre’ aperto dopo la due giorni di saccheggi e devastazioni a Milano.

E’ questa la decisione, secondo fonti legali, del gip Tiziana Landoni che ha rigettato la richiesta di convalida del fermo e l’applicazione della misura cautelare in carcere proposta dalla pm Francesca Crupi, titolare dell’inchiesta con il procuratore Marcello Viola.

PUBBLICITÀ

Youssef Siher ritorna in libertà, non convalidato l’arresto per il ricercatore

Durante l’interrogatorio con la gip era rimasto in silenzio, mentre i suoi avvocati Benedetto Ciccone e Yasmina Abu Sahrar hanno contestato le accuse dicendo poi ai giornalisti che Siher non aveva commesso nessun reato e andava liberato. Lunedì sera il procuratore capo Marcello Viola e la pm Francesca Crupi avevano chiesto la custodia cautelare in carcere per Siher, sostenendo che da libero avrebbe potuto scappare e commettere di nuovo i reati di cui lo hanno accusato.

Secondo la procura Siher voleva organizzare un piano rivoluzionario contro il governo, riunendo e alimentando le proteste iniziate il 17 ottobre. Siher era stato fermato sabato a Milano, a casa di un’amica. Con lui c’era anche sua moglie, una donna di 32 anni che per gli investigatori è l’altra amministratrice del gruppo Telegram Movimento 17 ottobre, creato alle 19:58 di domenica 18 ottobre. Siher è stato perquisito e poi portato a San Vittore, dove per tre giorni è rimasto detenuto in una cella singola della sezione dell’alta sicurezza.

“Non è autore di nessuno dei messaggi incriminati”

Per la procura i post pubblicati sulla pagina Instagram di M1710 (la sigla con cui è noto il movimento) includono «contenuti violenti, volti a raccogliere diverse forme di disagio e insoddisfazione». Tra i messaggi inviati sul gruppo Telegram e riportati nel provvedimento ce ne sono alcuni ritenuti pericolosi dai pubblici ministeri. Come quello di un utente che si fa chiamare “Maurice” che scrive a un certo punto: «spaccare gli istituti di credito è giusto»; o quello di “PermaAerus” che invece dice che «è inutile fare manifestazioni una volta a settimana, se si vuole cambiamento servono sacrifici. Rimetterci la fedina penale? Ok. Qualcuno il culo deve mettercelo».

Siher non è l’autore di nessuno di questi messaggi. Per chi indaga tuttavia è colpevole di non averli interrotti in qualche modo e anzi di avere invitato le persone nel gruppo a prestare attenzione a quello che scrivevano e a dove lo scrivevano per limitare i controlli delle forze di polizia. In un messaggio inviato dall’amministratore del gruppo si legge per esempio l’invito a creare gruppi su Signal, l’app di messaggistica in cui i messaggi sono protetti e difficili da leggere dall’esterno. In un altro, del 23 ottobre, informava le altre persone nel gruppo di aver cancellato i sottogruppi dedicati alle singole città dove erano in programma delle proteste per «non lasciare alla polizia prove scritte».

In nessuna delle comunicazioni riportate nel provvedimento c’è comunque un’incitazione aperta alla violenza da parte dell’amministratore del gruppo Telegram.

La tesi della procura è però che Siher, convocando le proteste, abbia istigato gruppi di persone inclini alla violenza, incitandole «a dare corso a un progetto rivoluzionario». Nel provvedimento si parla di un’«invocata rivoluzione contro il governo», in riferimento alle proteste contro il carovita delle scorse settimane. Il fatto che le persone nel gruppo fossero aumentate nel giro di pochi giorni da circa seimila a oltre undicimila dimostra, secondo chi indaga, «una condotta istigatrice realmente efficiente ed efficace a spronare le persone e indurle a commettere fatti illeciti».

PUBBLICITÀ
Nicola Avolio
Nicola Avolio
Giornalista pubblicista, mi sono avvicinato per la prima volta alla professione iniziando a collaborare con la testata "La Bussola TV", dal 2019 al 2021. Iscritto all'albo dei pubblicisti da giugno 2022, ho in seguito iniziato la mia collaborazione presso la testata "InterNapoli.it", e per la quale scrivo tuttora. Scrivo anche per il quotidiano locale "AbbiAbbè" e mi occupo prevalentemente di cronaca, cronaca locale e sport.
PUBBLICITÀ