Il 19 luglio, mentre stavano immobilizzando a terra Abderrahim Fakir, i due poliziotti, parlando tra loro – con il 42enne che nel frattempo urlava “aiuto” – commentavano: “È schiattato ah”; “ca.. me ne frega a me”. Le frasi shock emergono da un capitolo della relazione finale sull’autopsia, firmata dai consulenti tecnici incaricati dalla Procura di Bologna.
Fakir, dicono gli esperti, è morto per una “insufficienza respiratoria acuta”. Con il suo corpo già debilitato “da intossicazione acuta da cocaina e con severa cardiopatia”. A determinare la morte “su base ipossica”, spiegano ancora i consulenti dei pm, hanno contribuito “l’agitazione psicomotoria e l’ipertermia nonché la posizione prona”.
Le frasi choc degli agenti mentre Fakir è a terra: “E’ schiattato, ca**o me ne frega”
“Se schiatta ci divertiamo”, dice ancora uno dei poliziotti parlando con i soccorritori, mentre Fakir è immobilizzato con le mani legate dietro la schiena e la chiave delle manette si spezza, rendendo ulteriormente complicate le manovre. Nelle quasi 300 pagine di relazione, oltre al ruolo dei poliziotti, iscritti nel registro delle annotazioni preliminari, il cosiddetto ‘scudo penale’, ad emergere con chiarezza è anche quello dei quattro soccorritori volontari della Croce Rossa, iscritti sempre al 45-bis.
“In definitiva sono ravvisabili delle criticità per quanto attiene la condotta del personale soccorritore e del personale sanitario successivamente intervenuto – si legge nella relazione – poiché non risultate aderenti ai protocolli dell’emergenza sanitaria, né sotto il profilo della tempestività, né sotto quello dell’efficacia delle manovre stesse”. Tuttavia, sottolinea il pool di esperti, anche a fronte di un intervento “tempestivo e correttamente eseguito le probabilità di sopravvivenza dell’Abderrahim sarebbero state attorno al 15%”. A colpire è anche il fatto che per quanto attiene la condotta del Centrale Operativa del 118, il triage telefonico iniziale non “approfondiva un quadro che, secondo il manuale della stessa centrale, richiedeva domande mirate o l’assegnazione del codice rosso base”. Inoltre, si sottolinea ancora, “il protocollo in vigore nella Regione Emilia-Romagna non prevede l’invio di un’automedica al posto del mezzo Blsd (Basic Life Support and Defibrillation)”.
Le cause della morte di Fakir
Fakir aveva diversi traumi e lesioni, un quadro prodotto in parte prima dell’intervento della polizia (per esempio una frattura al piede e la riapertura della ferita al polso) e in parte durante le manovre di contenimento da parte dei poliziotti (capo, collo, spalle). “Una quota marginale – ricostruiscono i consulenti tecnici – è legata alle manovre rianimatorie. Nessuna di queste lesioni ha avuto un ruolo causale diretto nel decesso”, aggiungono nelle conclusioni. E ancora, nelle carte si sottolinea che la permanenza “in posizione prona con gli arti superiori immobilizzati posteriormente può ragionevolmente essere considerata un ulteriore fattore concorrente” ma “di entità verosimilmente minore (anche tenuto conto del fatto che il soggetto assume questa posizione per circa 6 minuti e 27 secondi) e non autonomamente letale”.
Per l’avvocato Gabriele Bordoni, legale degli agenti, “gli esiti delle valutazioni espresse dai consulenti della Procura vanno esattamente nelle direzione che ho sempre sostenuto – dice – cioè di una morte di una persona che non stava bene di salute e che era gravemente intossicata dallo stupefacente. Per quanto riguarda il contenimento e la posizione prona sono evidenti, ma non c’è stata violenza né schiacciamento. Un contributo causale marginale rispetto al resto”.
L’avvocato Fabio Anselmo, legale dei parenti del 42enne marocchino, sostiene invece che i “consulenti del pm non sono riusciti ad escludere il ruolo concausale della posizione prona imposta al povero Fakir sulla sua morte. Tuttavia il nostro consulente, professor Vittorio Fineschi, dopo aver preso atto della forte discrasia tra quanto da loro argomentato nella riunione conclusiva tenutasi a Padova e quanto viceversa scritto in consulenza, redigerà una propria relazione” che sarà consegnata in Procura.


