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L’arsenale dei Nuvoletta nascosto sulla collina dei camaldoli


Sabato 3 Aprile 1999




MARANO. OPERAZIONE ANTICAMORRA: TRE ARRESTI



di ANTONIO MENNA



Erano avvolti in buste di plastica bianca, quelle per la spesa, sotterrate nella campagna, sul versante maranese della collina dei Camaldoli, a pochi passi dalla frazione di Torre Caracciolo, nei dintorni di una masseria e di una falegnameria. Armi potenti e migliaia di proiettili: un vero e proprio arsenale a disposizione della camorra e dei suoi piani criminali. Due fucili a pompa, tre pistole, un mitragliatore kalashnikov, decine di scatole di munizioni con migliaia di pallottole: una batteria da guerra.
I carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno fatto appena in tempo. Da mesi conducono un’attenta inchiesta sui nuovi assetti della camorra a Marano e nel Giuglianese: passano al setaccio il territorio, compiono perquisizioni e perlustrazioni, interrogano e tentano di tracciare la mappa della nuova camorra, dopo la morte del boss Lorenzo Nuvoletta e l’arresto del suo delfino Giuseppe Polverino.
Nel corso dell’inchiesta, i carabinieri, l’altra sera, hanno fatto irruzione in un casolare di campagna. Lo hanno controllato palmo per palmo e alla fine è arrivata la sorpresa. Alle spalle della masseria, avvolte in buste di plastica e sotterrate, sono spuntate fuori le armi. I carabinieri hanno arrestato, sul posto, tre persone, di cui una, Massimo Tipaldi, 31 anni, ritenuta un esponente del clan Nuvoletta. Gli altri due sono Raffaele e Castrese De Cesare, padre e figlio, di 53 e 35 anni, titolari della falegnameria nel cui giardino sono state trovate le armi. Su quest’ultime è stata disposta una perizia balistica per accertare se sono state utilizzate in agguati e operazioni criminali.
Intanto, però, il territorio di Marano e della collina dei Camaldoli continua ad essere un sorvegliato speciale da parte delle forze dell’ordine. La criminalità organizzata a Marano e nel giuglianese vive una fase di passaggio: sta tentando di riorganizzarsi ma stenta a trovare una collocazione nella nuova mappa dei clan. Dopo l’arresto prima e la morte poi di Lorenzo Nuvoletta, boss indiscusso per tutti gli anni ’80, lo scettro del controllo di tutte le attività illecite sul territorio sembrò passare, per via naturale, al suo delfino, Giuseppe Polverino, noto come «’O Barone», per anni superlatitante, uno dei ricercati della lista dei pregiudicati più pericolosi d’Italia.
Polverino fu scovato in un nascondiglio ai Camaldoli, a pochi passi dalla zona dove era nato e cresciuto. Finì in manette, circa tre anni fa, e da allora, manovali e luogotenenti, piccoli boss e l’intero esercito del clan finì allo sbando. Una camorra in movimento, con una quantità di traffici illeciti da controllare e gestire e nessun capoclan a dirigerla. Almeno, così pare. Per mesi si era parlato di un ruolo di primissimo piano per un noto pregiudicato, Maurizio Baccante che, però, due mesi fa, al culmine di una brillante operazione dei carabinieri, finì in manette.
Anche lui era nascosto in un casolare di campagna, nella zona dei Camaldoli, in quella che – grazie alla vegetazione fitta e alla discreta posizione collinare – sembra essere diventata una sorta di roccaforte per la criminalità. Ultimo storico latitante di Marano braccato dai carabinieri è Angelo Nuvoletta: di lui si dice che sia il vero regista dei clan locali, ma è ricercato da troppo tempo e notizie certe non ce ne sono. Di sicuro, però, c’è che piccoli gruppi di pregiudicati sciolti continuano a fiorire, all’ombra di due business illeciti: la droga e il racket. Il traffico e lo spaccio di stupefacenti ormai non risparmiano nessun quartiere della città. Da corso Mediterraneo e Vallesana, fino alla centrale via Merolla: la città è presidiata da piccoli spacciatori che fanno affari d’oro su un traffico che una volta, a Marano, su esplicita volontà del clan Nuvoletta, non doveva esserci.
Anche il filone delle tangenti imposte a colpi di minacce a cantieri edilizi, commercianti e imprese, è sempre più fiorente.




IL MATTINO 3 APRILE 1999

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