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venerdì, Maggio 27, 2022
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Napoli, son un centinaio i poliziotti indagati


La Procura, in assenza di altre indicazioni dai responsabili
ha iscritto sul registro tutti gli agenti in servizio quel giorno.Si cerca di capire chi diede l’ordine di prelevare i giovani no global ricoverati negli ospedali cittadini

Centocinque poliziotti iscritti nel registro degli indagati. E’ un’inchiesta in pieno corso quella che ha portato otto fra funzionari e dirigenti agli arresti domiciliari. L’istruttoria coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Mancuso, condotta dai pm Francesco Cascini e Marco Del Gaudio punta a fare ancora chiarezza su cosa accadde nel segreto della caserma Raniero. Il 17 marzo 2001, poche ore dopo gli scontri di piazza del Global Forum.

Ci sono centocinque nomi nel libro nero della Procura. Si tratta di una buona fetta dei poliziotti in servizio quel giorno. Il fatto che siano inquisiti, naturalmente, non significa che tutti abbiano avuto un ruolo nella vicenda dei pestaggi all’interno della Raniero. Significa però, che ci sono ancora molti episodi oscuri, brutte vicende su cui indagare.

Durante l’istruttoria, ai testimoni, gli 85 giovani costretti dagli agenti a lasciare gli ospedali per la caserma, sono state mostrate 130 foto di poliziotti che il 17 marzo di un anno fa erano in turno. Per 25 uomini in divisa, la posizione si sarebbe già chiarita. Restano altri 105. L’inchiesta si prefigge adesso di scoprire un vero mistero: chi diede l’ordine di portar via con la forza i ragazzi dagli ospedali per trascinarli alla Raniero? Chi c’è dietro questa sciagurata decisione? Chi ha deciso di seguire questa strada che ha portato a violenze ingiustificabili? Sinora gli inquirenti non sono riusciti a saperlo. Lo conferma nella sua ordinanza il gip Isabella Iaselli quando scrive di una disposizione “non si comprende bene da chi impartita, di piantonare gli ospedali ed accompagnare tutti coloro che vi si sono recati per farsi medicare dopo gli scontri, presso la caserma”. Non c’è traccia – scritta – di questo ordine. Sarebbe una disposizione trasmessa a viva voce. Ma da chi? Indagine aperta, possibile che vengano sentiti come testimoni anche i vertici della Questura.

Mentre gli avvocati difensori annunciano il ricorso al tribunale del Riesame (c’è chi parla anche di errore di persona per uno degli arrestati) e da domani inizieranno gli interrogatori degli otto poliziotti agli arresti in casa, non si placano tensioni e polemiche. In mattinata più di duecento agenti della Squadra Mobile si riuniscono in una accesa assemblea. Quindi, in una lettera al questore, i funzionari sottolineano come, nelle carte processuali, i loro colleghi siano stati trattati con espressioni che si usano per i più pericolosi camorristi.

Parla, dopo ventiquattro infuocate, il questore Nicola Izzo. Dice: “Quella dell’altra sera non era una rivolta, ma una dimostrazione di solidarietà per i colleghi. Non siamo per l’impunità ma per la serenità nella conduzione di qualsiasi attività di tipo investigativo”. Ma in Questura gli animi sono ancora tesi. E si preparano altre proteste. Da un presidio per domani sera, in piazza. Allo sciopero della fame di alcuni sindacalisti. Reazioni mentre le accuse non si fermano. Racconta la madre di una minorenne quel giorno presente alla manifestazione: “Mia figlia è ancora traumatizzata. Non può andare dove c’è folla, ha paura. In piazza ci sono state scene terribili”. Veleni, polemiche, interviene anche l’associazione magistrati del distretto di Napoli. Basta con le aggressioni, è la sintesi di un comunicato del suo presidente, Francesco Menditto.

di GIOVANNI MARINO

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