Minacce di morte all’ex pentito: «Ho fatto ritorno a Napoli ma la mia vita è in pericolo, lo Stato mi tuteli»

«Lo Stato mi ha scaricato, tre mesi fa sono stato costretto a tornare a Napoli e adesso la mia vita è appesa a un filo». A parlare è Emiliano Zapata Misso, nipote dell’ex capoclan Peppe ‘ nason. Esaurito lo status da collaboratore di giustizia, come riportato da Il Roma, il 36enne e la sua famiglia si sarebbero dunque ritrovati accerchiati: «Appena pochi giorni fa mia moglie è stata avvicinata, minacciata e malmenata in via Foria. Chi l’ha aggredita, prima di andare via, ha usato parole inequivocabili: «Tue tuo marito non fatevi più vedere o vi uccidiamo». Una storia che fa discutere e riflettere quella del nipote dell’ex capo indiscusso del rione Sanità con quel nome che rievoca epopee rivoluzionarie. «L’inferno che sto vivendo inizia l’8 marzo dell’anno scorso, quando la trasmissione “Le Iene” man-da in onda un’intervista ai miei fratelli Manolo e Celeste, i quali denunciano i rischi per la loro incolumità e invocano l’immissione nel programma di protezione per i testimoni di giustizia. In quel-la circostanza viene però anche mostrata una mia foto. Bene, dal giorno dopo mi sono ritrovato con il vuoto intorno. Nessuno mi ha più salutato, io e mia moglie avevamo una piccola attività ma, visto che di fatto non c’erano più clienti, abbiamo dovuto chiuderei battenti». L’ex pentito decide quindi di fare rientro a Napoli. Zapata Misso lancia quindi un disperato appello: «Io ho fatto parte per anni di questo schifo e so come ragiona questa gente. Già hanno pensato a come e quando punirmi. Con lo Stato mi sono dimostrato una persona leale, ancora oggi continuo a fare la mia parte nei processi in cui vengo chiamato a testimoniare. Se le autorità non vogliono riportarmi dentro al programma di protezione si as-sumano almeno la responsabilità di dire che a Napoli non corro alcun pericolo. Quella che sto su-bendo è un’ingiustizia».