Una notte di violenza estrema, minacce di morte e un presunto sequestro di persona. È quanto denunciato da un giovane residente ad Afragola, che ha raccontato agli inquirenti di essere stato brutalmente aggredito e chiuso nel bagagliaio di un’auto da un gruppo di cinque ragazzi nella notte tra il 19 e il 20 gennaio scorso.
Secondo quanto riferito nella denuncia, la vittima si trovava intorno alle 4.30 del mattino in zona Piazza Castello, insieme a un amico, quando una Toyota Aygo bianca e nera si sarebbe avvicinata a forte velocità. Dall’auto sarebbero scesi alcuni soggetti con il chiaro intento di aggredirli. L’amico sarebbe riuscito a fuggire, mentre il giovane dopo un tentativo di fuga a piedi, sarebbe stato raggiunto in via Vittorio Alfieri, picchiato con calci e pugni e infine caricato con la forza nel bagagliaio dell’auto. Da quel momento, secondo il racconto della vittima, sarebbe iniziato un vero e proprio calvario: l’auto si sarebbe fermata più volte tra il quartiere Salicelle, Piazza Municipio e via Alcide De Gasperi, dove il giovane sarebbe stato ripetutamente colpito, anche con un mattone, restando chiuso nel cofano. In una delle fasi più drammatiche, uno degli aggressori – sempre secondo la denuncia – avrebbe impugnato una pistola a tamburo, minacciando di sparargli.
Durante la notte, gli aggressori avrebbero anche costretto la vittima a rispondere a una telefonata di un suo amico, obbligandolo a fornire false informazioni per attirarlo in un possibile tranello. Non solo: sarebbero state pronunciate minacce di morte non soltanto contro la vittima, ma anche contro i suoi familiari, qualora avesse deciso di denunciare l’accaduto. Il giovane riferisce inoltre che il suo telefono cellulare gli sarebbe stato sottratto e utilizzato da uno degli aggressori per inviare messaggi offensivi e minacciosi a contatti personali tramite WhatsApp e Instagram. La fuga sarebbe avvenuta nei pressi di un bar in via De Gasperi, dove la vittima sarebbe riuscita a rifugiarsi dopo l’ennesima aggressione. All’interno del bar sarebbe rimasto per oltre un’ora, mentre – sempre secondo il suo racconto – alcuni dei presunti aguzzini sarebbero entrati più volte nel locale per continuare a intimidirlo a bassa voce. Solo grazie all’aiuto di un conoscente, sarebbe riuscito infine a rientrare a casa.
Per la paura, il giovane non si sarebbe recato immediatamente al pronto soccorso, preferendo curarsi con l’aiuto dei familiari. Solo il 21 gennaio si è presentato all’ospedale di Acerra, dove i sanitari gli hanno riscontrato lesioni con una prognosi di cinque giorni. La vittima ha dichiarato di riconoscere senza alcun dubbio i cinque presunti aggressori, persone del quartiere con cui in passato avrebbe avuto contrasti, fornendo anche i nomi agli investigatori e indicando con precisione auto e targa del veicolo utilizzato.
Gli inquirenti hanno acquisito e visionato numerosi filmati di videosorveglianza pubblica e privata, tra cui quelli di esercizi commerciali della zona. Secondo quanto emerge dagli atti, le immagini avrebbero confermato la compatibilità tra i movimenti dell’auto e quanto dichiarato dalla vittima in sede di denuncia.
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