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Altarino dedicato ad Emanuele Sibillo, assolti i genitori: “Non era simbolo di potere criminale”

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Assolti con fomula piena. Questa la decisione per i familiari di Emanuele Sibillo, ucciso a soli 19 anni nella faida di camorra tra baby paranze nel centro storico di Napoli nel processo sulla realizzazione dell’altarino, ritenuto abusivo e smantellato. Assolti per non aver commesso il fatto Vincenzo Sibillo (in carcere a Sulmona per altri reati) e sua moglie Anna Ingenito (ora libera dopo aver scontato la pena), genitori del giovane ucciso. Per entrambi era stata chiesta una condanna pesante a 4 anni e 10 mesi di carcere per i reati di estorsione e violenza privata, aggravati dal metodo mafioso per aver agito «approfittando delle condizioni di omertà, paura ed assoggettamento ingenerati nelle persone offese dalla loro nota appartenenza al clan Sibillo, articolazione satellitare del sodalizio criminale di tipo camorristico facente capo ad Eduardo Contini».

L’altarino dedicato ad ‘Es 17’ fu smantellato nell’aprile del 2021 in seguito ad un mega blitz che vide coinvolti polizia, carabinieri e vigili del fuoco e operai vari a seguito della decisione della Procura di rimuovere un “simbolo del potere malavitoso”. Infatti era diventato meta di diversi giovani delle baby paranze che hanno fatto di Sibillo oggetto di culto e ammirazione.

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A seguito della rimozione il busto fu portato al Museo del Crimine di Roma. A seguito dell’assoluzione i genitori hanno chiesto attraverso il legale di riavere quel busto dedicato al figlio: «ridatemi il busto di mio figlio, ricostruirò l’edicola votiva in memoria di Emanuele». Determinanti ai fini del verdetto le testimonianza di più di 10 condòmini, i quali hanno sostenuto di non aver mai subito minacce o pressioni dai Sibillo per il manufatto. Il legale della coppia ha anche dimostrato che l’altarino veniva sistematicamente usato anche da altri inquilini, come dimostravano le foto di altri defunti presenti all’interno dell’edicola votiva.

Il Pm ha annunciato ricorso contro la decisione di primo grado.

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