Importante svolta giudiziaria nel procedimento patrimoniale a carico di Ciro Gallo, condannato in via definitiva per la partecipazione al clan Moccia, articolazione riconducibile ai vertici Barbato Mariano e Nicola Luongo. La Prima Sezione della Corte di Cassazione ha infatti annullato il provvedimento con il quale era stata disposta la confisca di beni per un valore superiore ai due milioni di euro, rinviando gli atti per un nuovo giudizio davanti alla Corte d’Appello di Napoli.
Ad ottenere il risultato sono stati i legali di Gallo, gli avvocati Dario Carmine Procentese e Daniela Donisi, che hanno presentato ricorso contro la decisione emessa nei precedenti gradi di giudizio.
L’inchiesta patrimoniale, condotta dai finanzieri del GICO della Guardia di Finanza, aveva evidenziato una presunta sproporzione tra i redditi dichiarati dal nucleo familiare di Gallo e il patrimonio accumulato nel corso degli anni. Secondo gli investigatori, i redditi ufficiali risultavano insufficienti persino a coprire le spese medie annuali della famiglia.
Nel dettaglio, sotto sequestro erano finiti 15 fabbricati, due terreni situati a Frattamaggiore, oltre a due automobili intestate al 46enne, alla moglie e alla figlia. Tra i beni contestati figuravano immobili, appezzamenti di terreno e veicoli riconducibili al nucleo familiare. Nonostante la lunga e complessa attività investigativa e i due pronunciamenti della Corte d’Appello di Napoli, la Suprema Corte ha accolto le argomentazioni difensive, disponendo l’annullamento della misura patrimoniale. La vicenda giudiziaria, dunque, non si chiude: sarà ora la Corte d’Appello di Napoli a riesaminare il caso alla luce delle indicazioni fornite dalla Cassazione.


