Antimo ucciso a 18 anni a Casoria, minacce prima del suo omicidio

Antimo Giarnieri sarebbe stato avvicinato da soggetti con precedenti di polizia pochi giorni prima di essere ucciso. Una sorta di ‘avvertimento’ per il 18enne poi trucidato a Casoria nella notte tra l’8 e il 9 luglio. Un ragazzo sì incensurato che però, secondo gli investigatori, era solito frequentare persone poco raccomandabili. Le indagini  affidate ai carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna e della sezione operativa della compagnia di Casoria. A spingere verso questa direzione la modalità dell’omicidio di Antimo: un agguato vero e proprio mentre era in compagnia di due suoi amici, uno dei quali, S.C., rimasto lievemente ferito. Nessuno di loro, finora, ha saputo fornire indicazioni utili ai carabinieri. La pista più seguita è quella dunque dello sgarro in ambienti collaterali alla malavita. La zona rientra nell’area di competenza della Vanella Grassi e del gruppo Tortora-Tuccillo di Casoria.

Antimo Giarnieri forse coinvolto nello scontro tra Casoria e San Pietro a Patierno

E’ trascorso oltre un mese dal delitto ma in tutto questo tempo le investigazioni non si sono fermate. Gli inquirenti hanno ricostruito gli ultimi giorni di vita del giovane concentrandosi in particolare su un episodio. Alcune minacce ricevute da soggetti non ancora identificati, soggetti a cui, molto probabilmente, la spavalderia del giovane non piaceva e che avrebbero deciso di regolarsi con l’unico mezzo che conoscono, con le armi. La pista maggiormente seguita conduce ai traffici di droga, diventati il business principale della camorra locale. Gruppi locali fortemente ridimensionati dalla scure delle forze dell’ordine e soprattutto dal maxi blitz che alcuni giorni prima del delitto aveva spazzato via la fazione di San Pietro a Patierno della Vanella Grassi. Nella stessa Casoria nei mesi scorsi era andata in scena una ‘mini-faida’: uno scontro tra il gruppo Tortora (con a capo il ras Renato secondo gli inquirenti, arrestato pochi mesi fa) più legata al territorio e ai gruppi criminali ‘indigeni’ e il gruppo Iodice (capeggiato dal ras Pietro detto Pierino ‘a Siberia, anch’egli attualmente detenuto), strettamente legato e in affari con pregiudicati del vicino quartiere di San Pietro a Patierno, lo stesso dove fino a un mese fa impazzava il gruppo Grimaldi.

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