Approvato il taglio dei parlamentari, come cambieranno Camera e Senato dopo il Referendum

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Referendum sul taglio dei parlamentari, vince il 'Si': come cambieranno Camera e Santo

Gli italiani hanno approvato la legge di modifica costituzionale sul taglio dei parlamentari. Al referendum il ‘Si‘ ha raggiunto circa il 69% dei voti. Il quesito stampato sulla scheda è stato: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente «Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari», approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.240 del 12 ottobre 2019?”. 

Per la validità del referendum costituzionale confermativo, a differenza che per il referendum abrogativo, non è previsto dalla legge un quorum di validità. Non si richiede, cioè, che alla votazione partecipi la maggioranza degli aventi diritto al voto e l’esito referendario è comunque valido indipendentemente dalla percentuale di partecipazione degli elettori.

REFERENDUM TAGLIO DEI PARLAMENTARI COSA CAMBIA

Quindi con la vittoria dei ‘Si’ cambierà il numero degli eletti della Camera e del Senato. Il numero dei deputati passa, quindi, da 630 a 400, mentre quello dei senatori da 315 a 200. Complessivamente il totale dei parlamentari è diventato 600 a fronte dei 945 pre-referedum: quindi 345 in meno.

LE REAZIONI DOPO LA VITTORIA DEL ‘SI’ SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI

E’ arrivato il primo commento su referendum sul taglio dei parlamentari da parte di Luigi Di Maio: “Quello raggiunto oggi è un risultato storico. Torniamo ad avere un Parlamento normale, con 345 poltrone e privilegi in meno. È la politica che dà un segnale ai cittadini. Senza il MoVimento 5 Stelle tutto questo non sarebbe mai successo. Il prossimo step dovrà essere approvazione di una nuova legge proporzionale”. 

Ora avanti con le riforme. Rappresenteremo anche molte delle preoccupazioni di chi ha votato No reputando insoddisfacente solo il taglio dei parlamentari“, ha dichiarato il segretario del Pd Nicola Zingaretti. Di tutt’altro avviso Emma Bonino che ha sostenuto il ‘No’: “Nelle condizioni date è un’ottima cosa, non era affatto scontato, adesso vedremo le cifre definitive per una valutazione più ragionata e approfondita“.

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