Le proteste degli autotrasportatori iniziano ad attenuarsi in diverse regioni del Sud Italia, ma la rabbia per il caro gasolio e l’aumento del costo della vita resta alta. In Sicilia, dopo l’incontro di martedì con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, si registra un progressivo allentamento della mobilitazione. Segnali analoghi arrivano anche da Basilicata e Calabria, mentre in Puglia continuano alcuni sit-in e le manifestazioni non possono ancora considerarsi del tutto concluse.
La riduzione dei blocchi stradali, tuttavia, non coincide con la fine delle polemiche. Il malcontento si sta spostando anche sui social, dove una parte dei cittadini contesta le misure annunciate dal Governo guidato da Giorgia Meloni. Al centro delle critiche c’è la convinzione che gli interventi siano rivolti soprattutto alle imprese di autotrasporto, senza offrire risposte sufficienti a tutti gli italiani che devono affrontare il caro vita.
Il prezzo dei carburanti pesa infatti non soltanto sui bilanci delle aziende, ma anche sulle famiglie, sui lavoratori e su chi utilizza quotidianamente l’auto per raggiungere il posto di lavoro o accompagnare i figli a scuola. A questo si aggiungono i rincari dei generi alimentari e dei beni di prima necessità, che continuano a erodere stipendi e risparmi.
La protesta, partita dalle difficoltà di autotrasportatori e agricoltori, ha così assunto una dimensione più ampia, coinvolgendo anche studenti e altre categorie. La richiesta che emerge dal malcontento è quella di interventi capaci di affrontare non soltanto l’emergenza del gasolio, ma anche il costo crescente della vita quotidiana.
Le manifestazioni in Campania
In Campania i blocchi hanno interessato per giorni diverse aree della regione. Da domenica e fino almeno a mercoledì, decine di camion hanno presidiato le strade a Caserta Sud, Caserta Nord, Carinaro, Teverola, Maddaloni, Mercato San Severino, nell’agro nocerino-sarnese, Palma Campania e Nola, fino ad arrivare a Napoli.
In diversi punti i mezzi pesanti hanno occupato parte della carreggiata, lasciando soltanto corridoi per consentire ad automobilisti e motociclisti di raggiungere i luoghi di lavoro. Una protesta intensa e prolungata, che ha provocato disagi alla circolazione e alle attività economiche, ma che si è svolta sostanzialmente in modo pacifico, pur con alcuni episodi di tensione.
Dopo gli incontri con il comparto a Milano e le attività di controllo delle forze dell’ordine, i presidi si sono progressivamente ridotti. Le operazioni hanno portato a oltre 1.300 identificazioni, più di 70 denunce e quasi 250 sanzioni amministrative. La circolazione su arterie come l’A1 Milano-Napoli e l’A30 Caserta-Salerno è gradualmente tornata alla normalità.
Nel corso della mobilitazione, la presidente del Consiglio e alcuni ministri hanno sollevato il tema delle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nei gruppi di protesta. Una questione che si è aggiunta al confronto sulle richieste economiche degli autotrasportatori e sulle modalità con cui sono stati organizzati i presidi.
Nuove proteste a Napoli, corteo di camion verso il porto
Nonostante l’allentamento dei blocchi in diverse zone della regione, a Napoli la protesta è proseguita anche in mattinata, con un concentramento in via Argine e un lungo corteo di camion lungo via Marina. Dopo l’ora di pranzo, i mezzi pesanti hanno congestionato il traffico nell’area vicina al porto, riproponendo una situazione già verificatasi nei giorni precedenti.
La nuova iniziativa è arrivata dopo le dichiarazioni della premier Meloni, che non hanno evidentemente soddisfatto una parte degli autotrasportatori. Il comparto continua a chiedere interventi immediati per fronteggiare il costo del carburante, ritenuto ormai insostenibile per molte imprese.
Le ripercussioni della protesta hanno riguardato anche la distribuzione delle merci e dei carburanti, con conseguenze per cittadini e attività commerciali. Il quadro resta quindi complesso: da una parte i presidi si riducono, dall’altra permane la richiesta di risposte economiche concrete.
Le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni
Nel corso di un video, Giorgia Meloni ha condannato gli episodi di intimidazione denunciati durante la protesta, distinguendo tali comportamenti dal diritto di manifestare.
«In alcune zone pochi soggetti continuano a bloccare le strade e non si fermano lì. Minacciano chi vuole lavorare, tagliano le gomme ai camion dei colleghi. Questa non è protesta, è intimidazione e l’intimidazione non la tolleriamo», ha dichiarato la presidente del Consiglio.
La premier ha inoltre spiegato di aver chiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di accogliere le richieste avanzate dalle associazioni degli autotrasportatori, degli agricoltori e della distribuzione, con l’obiettivo di garantire la libera circolazione e la consegna delle merci alle attività commerciali.
«Ho chiesto al ministro dell’Interno Piantedosi di accogliere la richiesta che arriva dalle associazioni di autotrasportatori, agricoltori e della distribuzione per assicurare la libera circolazione, la fornitura di merci alle attività commerciali e quindi ai cittadini, evitando anche speculazioni che altrimenti sarebbero inevitabili sui prezzi», ha aggiunto Meloni.
Le parole della premier, tuttavia, non hanno placato tutte le contestazioni. Una parte dei manifestanti continua a chiedere misure più incisive sul prezzo del gasolio, mentre tra i cittadini cresce la richiesta di interventi che tengano conto anche delle difficoltà economiche delle famiglie.
Le richieste degli autotrasportatori: 480 milioni per il gasolio
Tra le principali richieste avanzate dalle associazioni di categoria al ministro dei Trasporti Matteo Salvini e al Governo c’è il credito d’imposta sul gasolio, con l’avvio delle erogazioni per il periodo marzo-agosto 2026 e il completamento dei pagamenti entro novembre.
La cifra indicata è di circa 480 milioni di euro. A questa somma si aggiungerebbero altri 60 milioni per i mesi di settembre e ottobre, secondo quanto comunicato dal Governo. Le aziende potenzialmente beneficiarie sarebbero oltre 30mila.
Gli autotrasportatori chiedono inoltre 590 milioni di euro per il rinnovo del parco veicolare a partire dal 1° gennaio 2027. L’obiettivo è sostenere le imprese alle prese con costi operativi sempre più elevati e consentire loro di proseguire l’attività senza compromettere la sostenibilità economica del servizio.
«Le norme che chiediamo sarebbero anche a costo zero per il Ministero dei Trasporti. Si è creato un problema grande con il caro gasolio. A 2,40 euro a litro non possiamo camminare», ha affermato Vincenzo Di Maio, di TrasportoUnito, autotrasportatore napoletano che ha partecipato alla protesta a Caserta Sud prima dello sgombero del presidio su richiesta della polizia.
Di Maio ha contestato anche le modalità di utilizzo delle risorse già stanziate: «Quei 480 milioni di cui si parla già erano stati stanziati allo scorso aprile e non potremo utilizzarli per altre voci e non per il caro gasolio. Ci facciano attingere a quei soldi e poi se è necessario si potrebbero utilizzarli per l’Inail o l’Inps qualora avessimo dei pregressi».
L’autotrasportatore ha infine ribadito la necessità di interventi che permettano alle imprese di sostenere i costi previsti dalla legge: «Non possiamo elemosinare i soldi perché i costi minimi di sicurezza esistono per legge».
Il confronto resta aperto tra le richieste del comparto e le misure annunciate dal Governo. Intanto, mentre i blocchi si attenuano in diverse zone del Sud, il caro carburante continua ad alimentare un malcontento che va oltre il settore dei trasporti e coinvolge il potere d’acquisto di una parte sempre più ampia della popolazione


