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Arrestati i fratelli e il nipote del boss Zagaria, 23 arresti nel blitz

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Sono state 23 le persone arrestate in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa nell’ambito di una inchiesta contro il gruppo Zagaria. Diciannove sono finite in carcere e quattro agli arresti domiciliari. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso esterno, estorsione, usura, traffico di droga, riciclaggio, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni, detenzione di armi e altri reati aggravati dal metodo mafioso.

Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, i carabinieri del Ros hanno disposto il sequestro preventivo di due aziende, per un valore complessivo stimato in circa 40 milioni di euro. Tra gli indagati ci sono anche politici locali.  Arrestati i fratelli Carmine e Antonio Zagaria e l’imprenditore Filippo Capaldo, che dopo essere stato scarcerato nel 2019 si era trasferito a Tenerife.

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I fratelli del capoclan erano stati in carcere e poi rimessi in libertà già qualche anno fa: avevano continuato a gestire  facendo estorsioni a commercianti e imprenditori, controllando alcuni settori economici come quello della compravendita delle proprietà terriere.

I fratelli del boss Zagaria

L’inchiesta, avviata nel 2019 dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Caserta e dal Ros, ha scoperto l’operatività di un gruppo vicino alla fazione Zagaria del clan dei Casalesi. Secondo gli investigatori, la gestione del sodalizio sarebbe stata affidata a due fratelli del boss Michele Zagaria, attualmente liberi, affiancati da un nipote, scarcerato nel 2019 e trasferitosi all’estero per curare gli interessi economici dell’organizzazione.

Nel sistema ricostruito dagli inquirenti emerge anche la figura di un referente incaricato di fare da collegamento tra l’ala militare del clan e la leadership, impegnato nelle attività di estorsione, usura e traffico di stupefacenti, oltre che nel controllo di diversi settori economici.

I contatti con la ‘ndrangheta

Il clan dei Casalesi aveva avviato contatti con la ‘ndrina Bellocco per portare enormi quantitativi di droga nel Casertano. Si trattava di un “progetto criminale ambizioso”, ha spiegato il capo della Procura di Napoli, Nicola Gratteri, che ha puntato al consolidamento dei contatti con esponenti della criminalità organizzata calabrese, in particolare della provincia di Reggio Calabria, divenuti nel tempo fornitori abituali soprattutto di cocaina, grazie ai quali, con il prezzo competitivo e l’ottima qualità dello stupefacente, il clan avrebbe potuto imporsi sul mercato “casalese” strizzando l’occhio alle piazze di Caivano.

Nel corso dell’indagine sono state arrestate, su provvedimenti delle autorità giudiziarie competenti, altre 9 persone e ulteriori 2 in flagranza di reato; sono state sottoposte a sequestro 4 pistole, una mitraglietta Skorpion, un fucile a canne mozze, circa 600 cartucce di vario calibro, nonché circa 11 kg di sostanza stupefacente di vario tipo.

Indagine sul clan dei Casalesi, i nomi dei 23 arrestati nel blitz

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