Nuovi elementi emergono nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di quasi due anni e mezzo deceduto nel febbraio scorso nella terapia intensiva dell’ospedale Monaldi di Napoli dopo il fallimento di un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2025.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Napoli, l’analisi delle chat presenti nei telefoni di alcuni medici coinvolti nell’indagine avrebbe fatto emergere una serie di modifiche e revisioni del diario clinico relativo alla cardiectomia effettuata sul piccolo paziente. Gli inquirenti ritengono che quelle conversazioni documentino un percorso di elaborazione culminato nella stesura della versione definitiva del referto operatorio.
L’indagine ha già portato all’emissione di una misura interdittiva della durata di un anno nei confronti dei cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, accusati di avere falsificato la documentazione clinica relativa all’intervento. L’11 settembre è fissata l’udienza davanti al Tribunale del Riesame di Napoli per discutere il ricorso presentato dai legali dei due medici.
Le quattro versioni del verbale operatorio
Dall’estrazione dei dati contenuti nei cellulari di alcuni degli indagati sarebbero emerse diverse bozze del verbale operatorio. In particolare, nelle conversazioni tra Emma Bergonzoni e la specializzanda Mariangela Addonizio, inviate successivamente al primo operatore Guido Oppido, comparirebbero quattro differenti versioni del referto.
Secondo gli investigatori, le modifiche riguarderebbero soprattutto la ricostruzione dei momenti cruciali dell’arrivo in sala operatoria del cuore destinato al trapianto.
Nelle prime due versioni, infatti, non verrebbe indicata la contemporaneità tra l’avvio della cardiectomia e l’apertura del contenitore che custodiva l’organo proveniente da Bolzano. Nelle successive stesure, invece, questa circostanza verrebbe introdotta fino a comparire nella versione finale firmata.
Per la Procura si tratterebbe di una progressiva revisione della cronologia dei fatti, elemento ritenuto centrale nell’inchiesta.
Le contestazioni della Procura
Gli accertamenti coordinati dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante e dai militari del Nas guidati dal colonnello Alessandro Cisternino puntano proprio sulle differenze presenti tra le varie stesure.
Secondo gli inquirenti, la presenza di più versioni del documento rappresenterebbe un indizio della presunta alterazione della documentazione clinica. Una sola delle versioni individuate risulterebbe infatti sottoscritta: quella definitiva.
Al centro delle verifiche vi sono in particolare i tempi dell’intervento e la ricostruzione delle operazioni effettuate nel momento in cui il cuore del donatore è arrivato in sala operatoria.
La posizione della famiglia
A commentare gli sviluppi dell’indagine è stato l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo-Mercolino.
Secondo il professionista, nelle diverse stesure del verbale cambierebbe proprio il racconto dei minuti decisivi dell’intervento. Nelle prime versioni si farebbe riferimento a un organo apparso congelato dopo l’estrazione dal sistema di trasporto, con il richiamo a un generico “failure del trasporto”. Nella versione definitiva, invece, comparirebbero ulteriori dettagli e una diversa attribuzione delle responsabilità.
Per la famiglia del piccolo Domenico, le modifiche riscontrate nei documenti rappresenterebbero un tentativo di rielaborare la sequenza temporale degli eventi. Una ricostruzione che, secondo la difesa, non troverebbe riscontro negli altri atti clinici acquisiti dagli investigatori.
L’inchiesta prosegue mentre resta aperto il fronte giudiziario relativo alle responsabilità nella gestione del trapianto che si concluse tragicamente con la morte del bambino.

