Le rivelazioni del boss dei Casalesi, Antonio Iovine, hanno permesso, dal momento della sua collaborazione con la giustizia, di ricostruire diverse vicende delittuose e non avvenuto nell’agro aversano e oltre. Dal 13 maggio 2014, data in cui ha avuto inizio il suo rapporto con i giudici, oltre a decine di omicidi che lo vedevano direttamente o indirettamente attore, ha ricostruito il complesso sistema della gestione degli appalti pubblici: dall’intervento ad assegnazione avvenuta all’assegnazione pilotata.
«All’inizio noi non li cercavamo; aspettavamo che facessero i loro passi per gli appalti dopo di che li interpellavamo. Poi furono loro a scegliere noi: ognuno cercava un riferimento con qualcuno di noi», così il boss pentito ha poi ricostruito il sistema di gestione degli appalti nel Casertano e i rapporti con gli imprenditori.
«Non ho mai avuto nessun tipo di problema per l’appartenenza politica dei sindaci; anzi, la posizione politica dei sindaci era per noi ininfluente», ha riferito Iovine, descrivendo come il clan dei Casalesi esercitava il controllo delle amministrazioni locali. «Lo sapevano anche i bambini che a San Cipriano d’Aversa il vero sindaco era “Peppinotto”, ovvero il nostro Giuseppe Caterino».
Il boss pentito ha spiegato anche in che modo il clan truccava le gare nei comuni: «Il responsabile dell’ufficio tecnico la sera prima della lettura delle buste si adoperava ad aprirle prima». A quel punto «gli imprenditori che io indicavo inserivano la busta con il ribasso giusto». Così quando venivano «aperte le buste, e fatti i conteggi, veniva assegnata» la gara.

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