Approfittando di un permesso che lo teneva temporaneamente fuori dal carcere, avrebbe ucciso una persona che di fatto aveva assunto posizioni apertamente contrarie rispetto a quelle impartite dal capoclan.
A distanza di ben 27 anni dal fatto – avvenuto il 10 agosto del 1989 – ora arriva la svolta per il caso verificatosi nella zona di Acerra. Come fa sapere una nota firmata dal procuratore aggiunto della Repubblica di Napoli, Sergio Ferrigno, la squadra mobile di Napoli e gli uomini del commissario di polizia di Acerra hanno eseguito un’ordinanza cautelare, emessa dal gip del tribunale partenopeo su richiesta della direzione distrettuale antimafia, nei confronti di un uomo (del quale non sono state reso note le generalità) accusato di omicidio aggravato dalla premeditazione, nonché dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare l’attività dell’associazione per delinquere di tipo camorristico operante tra Acerra e i territori limitrofi. Stando a quanto riporta il procuratore aggiunto nella nota, il delitto “sarebbe stato commesso dall’indagato per punire la vittima, che avrebbe assunto posizioni contrarie a quelle del capo clan”. Inoltre, viene ancora specificato, l’omicidio sarebbe stato realizzato dalla persona raggiunta dall’ordinanza cautelare “prima di rientrare in carcere, dopo avere usufruito di un permesso”.
