Sono 54 più uno ricoverato in ospedale, secondo i dati aggiornati al 14 dicembre, i detenuti positivi al Coronavirus nelle carceri campane. Il numero più alto di contagi spetta in questo momento a Secondigliano con 43 casi, 8 a Poggioreale 2 a Benevento e 1 ad Avellino. Contagi anche nel personale che opera all’interno degli istituti penitenziari della nostra regione. Il personale sociosanitario conta 115 persone affette da Covid, 3 tra gli agenti penitenziari. In relazione a questi numeri il garante regionale dei detenuti, Samuele Ciambriello dice: «La seconda ondata ha portato nel sistema carceri più contagiati e morti della prima. Per la politica il carcere resta una zona grigia. Una risposta semplice a problemi complessi. La pena – aggiunge Ciambriello – ad oggi, porta con sè un sovraccarico di sofferenze e umiliazione non scritto in sentenza e, soprattutto, non riesce a ricostruire una nuova identità sulla quale innestare un percorso di cambiamento».

Una giornata di digiuno

Intanto è prevista per domani dinanzi al carcere Giuseppe Salvia di Poggioreale un presidio coincidente con un giorno di digiuno simbolico. L’evento è ribattezzato “Fame di Giustizia e Sete di Verità’’ dagli organizzatori, don Franco Esposito della pastorale carceraria e cappellano del carcere di Poggioreale e il garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello. Nell’appello firmato da centinaia di persone, membri di associazioni e delle istituzioni, si legge: “Un giorno di digiuno per la dignità dei detenuti perché nessuno sia dimenticato, perché chi ha sbagliato possa pagare il suo debito non a prezzo della vita, perché chi è detenuto ha diritto alla tutela della sua vita e che il carcere non sia un luogo separato dalla società. Ogni vita deve essere salvata da un virus che non conosce limiti e barriera’’.

Ad aderire all’iniziativa, tra gli altri il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe. Il padre comboniano Alex Zanotelli. Il garante dei detenuti del Comune di Napoli, Pietro Ioia. L’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli Monica Buonanno. La Comunità di Sant’Egidio. Le associazioni Liberi di Volare, Carcere possibile onlus, Carcere vivo, figli di Barabba. La cooperativa l’Uomo e il Legno. Il gruppo Gesco. Il centro sociale ex Opg Je So Pazz. L’associazione Assogioca. «L’obiettivo dell’appello – commenta in questa circostanza il garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello –  è che non si perda altro tempo per adottare tutti quei provvedimenti che riducano la presenza nelle carceri sovraffollate e consentano a quante più persone possibile di scontare con misure alternative al carcere la propria pena.  Si può fare senza alcun pericolo sociale, senza allarmismi e falsi giustizialismi, nel rispetto della costituzione e anche di tutte le vittime perché la pena non deve essere vendetta e non può essere contraria al senso di umanità e giustizia».

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