Agenti nella proprietà del papà di Di Maio, giornalisti cacciati. E Luigi pubblica i documenti on line

Due agenti della Polizia municipale sono andati a corso Umberto 69 a Mariglianella, nello stabile di cui è comproprietario il padre del vicepremier Luigi Di Maio. Alla vista dei giornalisti, diverse persone hanno invitato i cronisti ad allontanarsi: “Di Maio è l’orgoglio della nostra nazione”. Al momento non si conosce il motivo della visita della Polizia municipale.

“Massima trasparenza”. Luigi Di Maio prova a mettere la parola fine alla vicenda dei lavoratori in nero nell’azienda di suo padre e pubblica alcune carte che dovrebbero scagionarlo dall’accusa più dolente: quella secondo la quale lui stesso potesse aver lavorato in modo irregolare nell’impresa del genitore. “Oggi, come promesso, pubblico i documenti che dimostrano l’assunzione nell’azienda di mio padre e le relative buste paga per il periodo di lavoro”. Glielo avevano chiesto gli inviati de Le Iene, i primi a sollevare il dubbio sulla regolarità dei periodi svolti dall’attuale vicepremier come “muratore” all’Ardima, la ditta familiare. Il ministro del Lavoro pubblica sul blog del M5s alcune carte che dimostrano l’assunzione e 4 buste paga. Il contratto di lavoro dei dipendenti edili è a tempo determinato, dal 27 febbraio 2008 al 27 maggio 2008, con orario a tempo pieno e la la mansione di manovale. Manca l’estratto conto contributivo gli contesta il Pd che intende ora portare la vicenda in Paramento. Con un’interrogazione al ministro del Lavoro sottoscritta da tutti i deputati del Pd, i dem hanno infatti formalmente chiesto al ministro Di Maio se “intenda rendere pubblica l’intera documentazione inerente al suo rapporto di lavoro con la Ardima costruzioni” e chiarire anche “se nel corso degli anni dal 2008 al 2013 sia stato percettore di trattamenti di indennità legati allo stato di disoccupazione”. Anche il sindacato scende in campo: la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso sostiene infatti che “il ministro del lavoro abbia il dovere istituzionale di mandare gli ispettori a verificare la situazione perché solo su quella base potranno essere dati giudizi”. Di Maio spiega che oggi ha pubblicato i documenti “immediatamente reperibili” ma promette che pubblicherà “anche gli altri richiesti, non appena saranno state ultimate tutte le verifiche necessarie” ma ci tiene a sottolineare che la sua “quota di partecipazione senza funzioni di amministratore o sindaco nella società Ardima sia sempre stata regolarmente dichiarata a partire dal 2014. A dimostrazione ulteriore che i fatti denunciati non riguardano il periodo in cui sono socio dell’azienda”. Il M5s fa quadrato attorno a lui con tutti i big e il governo pentastellato che lo difendono mentre non si placa la polemica con il Pd. Soprattutto non si ferma il battibecco tra Alessandro Di Battista e Maria Elena Boschi. La ex ministra annuncia che proprio oggi suo padre ha ricevuto due decreti di archiviazione sulle vicende di Banca Etruria e sentenzia: “con il tempo la verità arriva” e che “l’odio è come un boomerang, prima o poi torna indietro’. Di Battista la incalza ricordandole che non è più ministro:”è la fine che ti sei meritata per le tue menzogne e per aver provato ad utilizzare il tuo ruolo per scopi personali”. Intanto mentre si attendono le verifiche dei vigili anche sull’immobile ‘fantasma’ che Il Giornale avrebbe scovato in un terreno di famiglia a Pomigliano c’è la consegna del silenzio tra gli attivisti M5s locali che da lunedì rifiutano contatti con i giornalisti, chiusi in un silenzio rispettoso “della delicatezza della vicenda”.