Camorra. Gli arresti eccellenti non frenano i Casalesi: l’organizzazione allarga i suoi affari in politica e imprenditoria. LA RELAZIONE DELLA DIA

Come di consueto, la Direzione Investigativa Antimafia ha reso noto il rapporto semestrale che ricostruisce gli affari della criminalità organizzata, a partire dalle aree di nascita, sul territorio nazionale e non solo.

Secondo quanto si legge dal rapporto semestrale, i Casalesi continuano, nonostante gli arresti eccellenti, a controllare il territorio dell’area casertana e, come emerso da più anni, a dotarsi di una mentalità imprenditoriale con influenze nell’imprenditoria del nord Italia.

Nell’area casertana permane il forte radicamento delle principali consorterie federate nel cartello dei Casalesi (con al vertice le famiglie Schiavone, Zagaria, Iovine, Bidognetti), che mantengono il controllo territorio facendo ricorso a sempre nuove modalità operative per la gestione delle estorsioni542, dell’usura, del traffico di stupefacenti, del gioco e delle scommesse d’azzardo. A tali illeciti “tradizionali”, il cartello è riuscito, nel tempo,
ad affiancare forme di condizionamento della realtà politica locale.

I Casalesi risultano legati ad altri due potenti gruppi napoletani, i Moccia di Afragola e i Mallardo di Giugliano in Campania. Un importante elemento di novità rispetto agli assetti criminali dell’area è da individuarsi nella scelta, nel mese di luglio 2018, del figlio del capo del gruppo Schiavone di collaborare con l’A.G.. Questi, dopo l’arresto del padre, era divenuto esponente di una nuova generazione criminale, garantendo la continuità della consorteria camorristica casalese.

Altrettanto indicativo quanto avvenuto il 10 ottobre 2018, a San Cipriano d’Aversa, dove, sul portone di ingresso della casa di un collaboratore di giustizia, già affiliato al clan Zagaria, è comparsa la scritta “chi entra in questa casa è un pentito”. L’immobile, disabitato, nel 2013 è stato sequestrato in esecuzione di un decreto della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Finora le inchieste giudiziarie, lo stato di detenzione di quasi tutti i fondatori e di numerosi affiliati storici, la collaborazione con la giustizia di esponenti di spicco non sembrano avere comunque inciso radicalmente sui precedenti assetti, come invece accaduto in alcune aree napoletane.
Molti esponenti di rilievo, anche se ristretti in carcere, controllano le zone di influenza, impartendo ordini all’esterno, mentre capi, gregari e fiancheggiatori dell’organizzazione detenuti continuano ad usufruire dei “benefici” di appartenenza al sodalizio, come l’assistenza economica in carcere, le spese di giustizia e il sostentamento della
famiglia. Per il sodalizio è quindi fondamentale anche il ruolo di coloro che, presenti sul territorio, avvalendosi della perdurante forza di intimidazione del clan, persistono nella consumazione di reati funzionali a mantenere inalterate le ricchezze del gruppo. È quanto si legge in un provvedimento cautelare, emesso nel mese di dicembre, a carico di due fratelli di Aversa legati al gruppo Schiavone, per conto del quale effettuavano le estorsioni in
quel comune. Uno dei due ha continuato ad estorcere denaro ad imprenditori locali nel periodo in cui era sottoposto alla sorveglianza speciale. Proprio ad Aversa, il 9 ottobre, è stato ucciso un pregiudicato, affiliato al gruppo Schiavone, con compiti di riscossione delle estorsioni.

La gestione dei proventi illeciti è affidata a congiunti dei vertici del clan: al riguardo, nel mese di luglio, la DIA di Napoli ha notificato ad una delle sorelle del capo
del clan Zagaria, già sottoposta agli arresti domiciliari, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa a seguito della condanna in primo grado, intervenuta il 18 luglio, per il reato di associazione di tipo mafioso (operazione “Nereide”), per avere gestito la cassa del clan e per aver provveduto alla distribuzione di ingenti somme di denaro a membri della famiglia e ai congiunti degli affiliati. Altro punto di forza del cartello è la capacità di impiegare i proventi illeciti in attività imprenditoriali, creando un vero e proprio impero, in grado di produrre profitti e di acquisire consenso sociale attraverso l’impiego in attività commerciali di riferimento del sodalizio. La vastità di tale impero è attestata dai numerosi provvedimentidi sequestro emessi negli anni a carico di imprenditori che hanno messo a disposizione del cartello le loro aziende.

Una modalità di azione confermata anche nel semestre. Nel mese di luglio, la Polizia di Stato ha eseguito un decreto di sequestro (emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Sezione misure di prevenzione) che ha riguardato diversi immobili situati nei comuni casertani di Trentola Ducenta, Sessa Aurunca e Aversa, nonché a
Fiuggi (FR), nonchè società operanti nel settore edile e in quello dei prodotti ortopedici. I beni sarebbero riconducibili a due fratelli, imprenditori, organici al clan ZAGARIA, coinvolti in un’inchiesta del 2015, che aveva portato, nel mese di maggio 2016, allo scioglimento del Comune di Trentola Ducenta per infiltrazioni mafiose. I legami del cartello con settori politico-imprenditoriali, già confermati da procedimenti giudiziari, continuano
peraltro ad emergere in inchieste recenti.