Duplice omicidio che diede inizio alla faida di Scampia, Lello Amato evita l’ergastolo

Raffaele Amato

Niente ergastolo ma condanna alla pena di 20 anni. Questa la decisione della Corte di Appello di Napoli su Raffaele Amato, il boss degli Scissionisti alla sbarra per il duplice omicidio di Fulvio Montanino e Claudio Salierno, che il 28 ottobre 2004 diede origine alla prima sanguinosa faida di Scampia. In questo procedimento giudiziario di secondo grado il capo dell’ala scissionista che si oppose al clan Di Lauro era imputato con l’accusa di essere tra i mandanti di quel duplice assassinio.

Tutti gli altri camorristi coinvolti in quella vicenda sono stati condannati in via definitiva per questi due delitti. Per lui, invece, l’iter giudiziario iniziò in ritardo a causa dell’ estradizione dalla Spagna, dove era stato arrestato nel 2009. Nei giorni scorsi il procuratore generale Carmine Esposito, al termine della requisitoria, aveva chiesto alla Corte di confermare la condanna all’ergastolo inflitta in primo grado.

In una lettera il boss scissionista ha spiegato che quando fu decretato il duplice delitto era in Spagna e che dunque non si oppose direttamente a quella mattanza. Una spiegazione che però non ha convinto la Procura che ha ribadito la richiesta del carcere a vita. I giudici hanno ‘graziato’ Amato infliggendogli 20 anni e, in aggiunta,  hanno riconosciuto ad Amato le attenuanti generiche equivalenti alla premeditazione (aggravante che, se riconosciuta in modo pieno, avrebbe fatto scattare l’ergastolo), accogliendo le tesi difensive degli avvocati Domenico Dello Iacono e Sara Luiu. In aggiunta i due legali hanno visto accolti un’altra loro argomentazione con la caduta dei motivi futili.