Un altro capitolo giudiziario si chiude dopo il duplice omicidio di Marco e Claudio Marrandino, uccisi a colpi di pistola il 15 giugno 2024 dopo una lite per motivi di viabilità. Il Tribunale di Napoli Nord, sezione GIP-GUP, ha applicato una pena di 2 anni e 10 mesi di reclusione e 3mila euro di multa a Giuseppina Bortone e Vincenzo Mangiacapre, che hanno definito il procedimento con il patteggiamento.
La pena detentiva è stata sostituita con 2.060 ore di lavoro di pubblica utilità, da svolgere presso la Croce Rossa Italiana – Comitato di Casal di Principe.
I due erano coinvolti nel procedimento nato dagli accertamenti successivi all’omicidio dei fratelli Marrandino. Le contestazioni comprendevano, tra gli altri, favoreggiamento personale, detenzione e porto illegale di armi e ricettazione.
L’accusa: armi nascoste dopo il duplice omicidio
Al centro dell’indagine c’era il comportamento che, secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza, sarebbe stato tenuto da Bortone e Vincenzo Mangiacapre nelle ore e nei giorni successivi alla sparatoria.
I due, secondo l’accusa, avrebbero aiutato Antonio Mangiacapre, marito di Bortone e padre di Vincenzo, a sottrarre alcune armi alle investigazioni e a nascondere la pistola ritenuta quella utilizzata per uccidere i fratelli Marrandino.
Antonio Mangiacapre è stato individuato dagli investigatori come autore materiale del duplice omicidio ed è stato successivamente condannato all’ergastolo con isolamento diurno dalla Corte d’Assise di Napoli. La condanna è stata poi confermata dalla Corte d’Assise d’Appello di Napoli nel luglio 2026.
La lite per la viabilità e la sparatoria
La tragedia si consumò il 15 giugno 2024 nella zona dello svincolo di Succivo della SS 7 bis, nel territorio di Orta di Atella.
Secondo la ricostruzione giudiziaria, una discussione nata per motivi di viabilità degenerò rapidamente. Furono esplosi colpi d’arma da fuoco contro i due fratelli, che morirono nella sparatoria.
Le indagini portarono gli investigatori sulle tracce di Antonio Mangiacapre, successivamente rintracciato presso l’ospedale Pineta Grande di Castel Volturno, dove venne sottoposto a fermo.
Gli accertamenti proseguirono anche nell’abitazione dell’uomo. Durante le perquisizioni furono trovate armi, munizioni e materiale esplodente.
Telefonate e immagini delle telecamere
Per ricostruire ciò che avvenne dopo il duplice omicidio, gli investigatori hanno esaminato tabulati telefonici, intercettazioni e immagini degli impianti di videosorveglianza.
Tra i contatti finiti sotto la lente degli inquirenti ci furono quelli intercorsi tra Vincenzo Mangiacapre e Mario Cirillo nelle ore immediatamente successive alla sparatoria.
Agli atti vengono inoltre richiamate alcune immagini della videosorveglianza comunale di Casal di Principe. Secondo quanto ricostruito nell’indagine, i filmati avrebbero documentato nel pomeriggio del 15 giugno un incontro tra Vincenzo Mangiacapre e Francesco Cirillo.
Un altro elemento investigativo è rappresentato da un’intercettazione ambientale del 25 giugno. In quella conversazione, secondo la ricostruzione riportata nella sentenza, Giuseppina Bortone avrebbe parlato dell’intervento di una persona chiamata “Mario” e della necessità di procedere alla “ripulitura” dell’abitazione. Gli investigatori avrebbero identificato quella persona in Mario Cirillo.
Le dichiarazioni di Vincenzo Mangiacapre
Nel corso dell’inchiesta sono state analizzate anche le dichiarazioni rese da Vincenzo Mangiacapre agli investigatori il 4 luglio 2024.
La sua ricostruzione della giornata del duplice omicidio è stata confrontata con gli altri elementi raccolti dagli inquirenti, tra cui le immagini delle telecamere e i dati relativi agli spostamenti di una Fiat Panda utilizzata da Francesco Cirillo.
Il giudice ha quindi ritenuto corretta la qualificazione giuridica dei fatti contestati, escludendo i presupposti per un proscioglimento ai sensi dell’articolo 129 del codice di procedura penale.
La posizione dei due imputati è stata quindi definita attraverso il patteggiamento.
Duemila ore di lavoro di pubblica utilità
Oltre alla pena concordata, il Tribunale ha disposto per entrambi la sostituzione della detenzione con 2.060 ore di lavoro di pubblica utilità presso la Croce Rossa Italiana – Comitato di Casal di Principe.
Il provvedimento prevede anche una serie di prescrizioni: il divieto di detenere o portare armi, munizioni ed esplosivi, il divieto di frequentare abitualmente determinate categorie di persone, l’obbligo di permanere in Campania e il ritiro del passaporto.
Con il patteggiamento si chiude così il procedimento nei confronti di Bortone e Vincenzo Mangiacapre, mentre resta sullo sfondo la vicenda principale: quella del duplice omicidio di Marco e Claudio Marrandino, per il quale Antonio Mangiacapre è stato condannato all’ergastolo.

