C’è un profilo genetico sul giubbino di Romina Del Gaudio e c’è un nome arrivato dalla Francia. Due tracce che, a oltre vent’anni dall’omicidio della giovane promoter scomparsa ad Aversa e ritrovata morta nel bosco della Reggia di Carditello, spingono la famiglia a chiedere che l’inchiesta non venga chiusa. A riportarlo, Il Mattino.
La Procura ha chiesto l’archiviazione. I familiari si oppongono e chiedono di tornare a cercare, sfruttando anche tecniche che all’epoca del delitto non erano disponibili.
Omicidio di Romina Del Gaudio, un DNA sul giubbino può riaprire il cold-case dopo 22 anni
Il primo punto riguarda l’indumento di Romina. Da alcune tracce biologiche è stato ricavato un profilo genetico. Al momento non c’è un riscontro che permetta di dire con certezza che quel Dna appartenga all’assassino. Ed è proprio qui che si concentra la richiesta degli avvocati: approfondire prima di chiudere il fascicolo.
Gli accertamenti svolti con le autorità francesi hanno portato all’individuazione di un cittadino transalpino. Il collegamento genetico viene descritto come debole, quindi non sufficiente per arrivare a un’accusa. Ma la famiglia vuole capire se quell’uomo sia mai stato in Italia, magari per ragioni di lavoro e senza pernottare in alberghi o altre strutture ricettive.
È una verifica precisa: potrebbe dare peso alla pista oppure chiuderla definitivamente. A pochi metri dal corpo di Romina era stato trovato anche un giubbotto maschile Tommy Hilfiger, taglia L. Secondo i legali, quel capo merita nuovi esami. Potrebbe non avere nulla a che vedere con il delitto oppure potrebbe appartenere a qualcuno coinvolto. Solo gli accertamenti possono sciogliere il dubbio.
Da qui nasce anche la richiesta più delicata: riesumare la salma e cercare eventuali tracce rimaste nelle ossa del cavo orale o nei capelli. Il procedimento è davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
Romina lavorava come promoter ad Aversa quando scomparve. L’ultima volta fu vista nei pressi di una macelleria. Il corpo venne ritrovato molte settimane dopo nel bosco della Reggia di Carditello. La ragazza era stata ferita con una coltellata e raggiunta da due colpi di pistola alla testa. Il cadavere poggiava sui jeans, che non risultavano intrisi di sangue. Proprio questo dettaglio alimenta l’ipotesi che l’omicidio sia avvenuto altrove e che il corpo sia stato portato nel bosco in un secondo momento.
Nel fascicolo ci sono anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Cellurale. Quest’ultimo ha indicato un soggetto della camorra casertana che avrebbe posseduto un’arma dello stesso calibro di quella usata per uccidere Romina. Il Dna di quell’uomo, però, non coincide con il profilo estratto dal giubbino. Per gli avvocati l’accertamento non chiude automaticamente quella pista. Chiedono infatti di verificare anche la cerchia di persone che frequentava quell’uomo. «Sapevamo che quel gruppo questo andava facendo anche perché godevano della copertura della camorra e del silenzio omertoso del paese», ha dichiarato il collaboratore.
A rafforzare la richiesta di nuovi approfondimenti c’è anche un altro episodio avvenuto nella stessa area: il tentativo di aggressione a Virginia Fiore, che secondo la difesa presenta aspetti da confrontare con la scomparsa di Romina. Per la famiglia tutto questo basta a chiedere che il fascicolo resti aperto.
