«Le carceri rischiano di diventare una bomba pronta a scoppiare in questo periodo di pandemia dovuta al Coronavirus. C’è bisogno di un interesse concreto della politica a tutela dei detenuti». A lanciare l’ennesimo campanello dall’allarme sulla condizione di chi si trova rinchiuso nei vari istituti penitenziari è Padre Franco Esposito, presidente della Pastorale Carceraria, uno che conosce bene le sofferenze e i rischi a cui vanno incontro i detenuti ogni giorno.
Ancora nelle case circondariali Giuseppe Salvia di Poggioreale e Pasquale Mandato di Secondigliano nei giorni di venerdì e sabato antecedenti alla Pasqua per celebrare messa nei vari padiglioni utilizzando un altoparlante perché entrare nelle celle non si può viste le misure di sicurezza per prevenire il contagio, don Franco si dice convinto di come «ancora oggi non sembra essere chiara la reale situazione all’interno delle carceri, che può aggravarsi da un momento all’altro. È l’ora delle scelte coraggiose a livello istituzionale». Per ora i contagi accertati da Covid-19 tra i detenuti hanno riguardato il carcere di Santa Maria Capua Vetere mentre in quello di Secondigliano il Coronavirus ha colpito delle guardie penitenziarie (mentre a due detenuti è stato effettuato il tampone dopo che uno di essi è stato colpito da febbre alta). Ma la paura sta correndo lungo la schiena dei parenti di chi sta scontando una pena, con diversi sit-in di protesta inscenati dinanzi alle carceri con l’obiettivo di richiedere i test con tamponi di tutti i detenuti. Nei giorni scorsi ad andare in questa direzione erano state le parole sia dal Garante regionale delle persone prive della libertà Samuele Ciambriello che del Garante dei detenuti per il Comune di Napoli Pietro Ioia.
Per il presidente della Pastorale Carceraria, fondatore della Liberi di Volare, onlus con sede in via Giuseppe Buonomo al Rione Sanità che ospita una decina di detenuti, «si prenda in considerazione l’ipotesi di concedere a parte di chi si trova negli istituti penitenziari indulto e amnistia. Ai detenuti con una pena rientrante nei due anni – ragiona don Franco Esposito – deve essere data la possibilità di tornare a casa o di andare negli istituti come il nostro, perlomeno in questa fase in cui l’emergenza da Covid-19 è in corso. C’è anche una legge che prevede qualcosa del genere per quelli con una pena da scontare di 18 mesi, ma troppo spesso una volta che la richiesta di scarcerazione arriva al Tribunale di Sorveglianza si blocca tutto. È ora che il Parlamento intervenga veramente su questa faccenda».


