Fabrizio Corona
Corona commenta in un post i fatti del carcere di S. M. Capua Vetere

Fabrizio Corona, l’ex paparazzo più volte alla ribalta delle croneche soprattutto per le sue vicende penali che lo hanno portato a scontare diversi anni di carcere, in un post su Instagram ha commentato i fatti avvenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Solidale nei confronti dei detenuti vittime di violenza

Nel post Corona si mostra solidale con quei detenuti che hanno subito violenza da parte degli agenti della polizia penitenziaria:
“Detenuto matricola 194226. Sono e sarò a vita un detenuto dentro per quello che ho vissuto e sto vivendo. Quello che è successo nel Carcere di Santa Maria Capua Vetere è un tradimento organizzato della Costituzione da parte di più persone che devono pagare il massimo della pena”.

Fabrizio Corona: “Abusare della divisa fatto gravissimo”

Fabrizio Corona poi scrive che quei poliziotti violenti sono un insulto per i tanti colleghi onesti e si augura che le autorità ptrendano seri provvedimenti:
“Guardando uomini in divisa bisogna provare rassicurazione non terrore. Abusare in questo modo del potere della divisa è un insulto gravissimo ai colleghi onesti e ce ne sono tanti. Provo un dolore immenso e se i massimi organi di questo paese non interverranno a dovere, allora nulla più avrà senso”.

Fabrizio Corona pronto a sacrificare la vita contro questi abusi

Corona definisce i poliziotti incriminati ‘bastardi’ e si dice pronto a sacrificare la sua stessa vita contro questi abusi:
“Fategli pagare le pene dell’inferno a questi bastardi. Questa non è la foto finta per promuovere un video, non è la scena di un film è pura realtà ed è la mia vita. Sarei pronto a sacrificarla contro questi abusi e queste mxxx…”.

La vicenda delle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere

La protesta è iniziata il 6 aprile 2020. Numerosi detenuti avevano chiesto mascherine e test dopo aver saputo di un caso di coronavirus dietro le sbarre. La situazione era rientrata con la promessa dell’amministrazione penitenziaria di provvedere, ma poi era partita quella che, secondo gli inquirenti, è stata una violenta rappresaglia mascherata da perquisizioni nelle celle.
Lunghissima la lista di abusi denunciati dai detenuti, molti dei quali immortalati anche nei filmati provenienti dall’impianto di videosorveglianza del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Un recluso ha raccontato di essere stato massacrato e che poi gli agenti gli avrebbero urinato addosso, un altro è stato sottoposto a un’ispezione anale con un manganello perché gli agenti erano convinti che avesse un telefono cellulare nascosto nelle parti intime.
Ma i pestaggi, ritengono gli inquirenti, erano stati praticati in maniera sistematica, anche con le precauzioni per limitare i danni nel caso fosse arrivata un’inchiesta: agenti spesso a volto coperto con mascherine o caschi, detenuti costretti a muoversi con la testa bassa e a restare faccia al muro mentre venivano picchiati in modo che non potessero guardare in faccia chi li colpiva.

 

 

 

 

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