Si chiude con un’assoluzione uno dei capitoli giudiziari legati alla lunga scia di sangue della cosiddetta “faida del Principino”, la guerra di camorra che insanguinò l’area nord di Napoli negli anni Novanta.
Nel pomeriggio di oggi, la III sezione della Corte di Assise di Napoli ha pronunciato sentenza di assoluzione nei confronti di Dario De Felice, difeso dall’avvocato Fabio Greco, accusato di aver preso parte all’omicidio di Umberto Zovasco, detto “‘o Polacco”, ucciso nel luglio del 1997.
Per l’imputato, il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia aveva chiesto la condanna all’ergastolo. La Corte ha invece ritenuto non sufficienti gli elementi probatori per affermarne la responsabilità, pronunciando sentenza assolutoria.
Il delitto nella faida del “Principino”
L’omicidio di Zovasco si inserisce nel contesto della cosiddetta “faida del Principino”, uno scontro tra clan che, a metà degli anni ’90, provocò una vera e propria escalation di violenza tra gruppi contrapposti dell’area di Secondigliano e Scampia.
La guerra esplose dopo l’uccisione di Vincenzo Esposito, soprannominato “il Principino”, rampollo del clan Licciardi, assassinato dopo una rissa in discoteca: da quel momento si susseguirono vendette e regolamenti di conti tra le fazioni legate, da un lato, alla Masseria Cardone e, dall’altro, ai gruppi orbitanti attorno ai Di Lauro e ai Prestieri.
Nel giro di pochi mesi si contarono numerosi omicidi, in quella che gli inquirenti hanno definito una “scia di sangue” con circa dieci vittime, tra cui lo stesso Zovasco.
I precedenti giudiziari
Negli anni, diversi procedimenti hanno cercato di fare luce su quella stagione criminale. In processi paralleli e successivi, alcuni esponenti dei clan coinvolti sono stati condannati, anche sulla base delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, mentre altri filoni processuali sono ancora giunti fino ai gradi di appello.
In particolare, per l’omicidio Zovasco, in altri procedimenti sono state inflitte condanne nei confronti di presunti esponenti di vertice dei gruppi criminali, a conferma della complessità e frammentazione delle responsabilità ricostruite nel tempo.
Una vicenda lunga quasi trent’anni
La decisione di oggi segna un ulteriore sviluppo giudiziario su fatti risalenti a quasi tre decenni fa, dimostrando quanto sia stato lungo e articolato il percorso processuale relativo alle faide di camorra degli anni Novanta.
Resta così, sul piano storico e criminale, il quadro di una guerra interna alla camorra che trasformò Napoli nord in un teatro di scontri armati e vendette incrociate, mentre sul piano giudiziario continuano a emergere esiti differenti nei vari procedimenti, tra condanne e assoluzioni.
L’assoluzione di De Felice rappresenta dunque l’ennesimo tassello in una vicenda che, ancora oggi, continua a interrogare magistratura e opinione pubblica sulla ricostruzione definitiva di quelle responsabilità.

