La storia di Giovanni De Angelis fa male, malissimo. Anche ora che l’uomo non c’è più emergono particolari che dimostrano quanto sia stata lenta ed estenuante la sua agonia. A fine novembre denunciammo la sua situazione di detenuto nel carcere di Poggioreale: il 47enne era malato di tumore ed era dimagrito dieci chili in dieci giorni. Una situazione di fatto incompatibile con la vita carceraria come ribadito sia da Pietro Ioia, garante cittadino dei detenuti, che da Samuele Ciambriello, garante campano. Il 5 dicembre Giovanni è stato ricoverato al Cardarelli (e poi successivamente dimesso)dove la direzione sanitaria aveva emesso un certificato di incompatibilità col regime carcerario. Per oltre un mese e mezzo il suo legale e i suoi familiari hanno chiesto, senza ottenere alcuna risposta, al Tribunale di Sorveglianza di Napoli una concessione di misura alternativa alla detenzione. Lo stesso Giovanni in una lunga lettera aveva chiesto aiuto, una missiva indirizzata ai suoi familiari dove esprimeva tutto il suo malessere. Un vero e proprio appello di chi sentiva la morte avvicinarsi a gran passi. La stessa sorella dell’uomo aveva espresso tutto il suo malumore già a fine novembre, un mese prima della suo morte:«Ha iniziato a tossire sangue dalla bocca ma quello che a noi ha fatto maggior impressione è che è visibilmente dimagrito, dieci chili in pochi giorni. Mio fratello assume da tempo anche psicofarmaci ma a causa delle sue precarie condizioni ha smesso di prenderli. Qualche tempo fa i risultati dei marker tumorali hanno dato esito positivo e la nostra paura è che questa situazione possa soltanto peggiorare. Abbiamo presentato un’istanza ma ad oggi non abbiamo avuto nessuna risposta. I giorni passano e mio fratello sta sempre più male, siamo disperati».

Settimane di limbo in cui i parenti di Giovanni ricevevano notizie frammentate mentre le condizioni del loro caro si aggravavano sempre più. Poi quella lettera in cui la disperazione e il dolore di Giovanni venivano rese manifeste nero su bianco. Giovanni in quella missiva dichiarava di non avere più forze e cercava conforto e sostegno. Un’agonia durata più di un mese come ribadito dallo stesso Samuele CiambrielloIl 27 dicembre scorso, dal carcere di Poggioreale veniva allertato il 118 e così il detenuto veniva portato all’AORN Cardarelli dove, lo stesso giorno, Giovanni De Angelis morirà. Pare che lo stesso 27 dicembre fosse arrivata l’autorizzazione del Magistrato di Sorveglianza, alla detenzione domiciliare presso l’abitazione della sorella in Napoli. Voglio ricordare che l’incompatibilità carceraria si verifica quando la persona è in una fase della malattia così avanzata da non rispondere più (secondo le certificazioni del servizio sanitario penitenziario o di quello esterno) ai trattamenti terapeutici praticati in carcere. Credo che non si tratti quindi di una concessione eventuale e/o discrezionale, ma di un preciso diritto, peraltro riconosciuto anche agli imputati». Una beffa sommata ad un’ingiustizia. La salma di Giovanni è ora sotto sequestro per l’autopsia e la famiglia De Angelis aspetta ancora di sapere quando potrà dare degna sepoltura al loro loro caro. «Far morire così una persona in carcere è un attentato alla Costituzione oltre ad essere qualcosa di inumano. Spero che non ci siano più casi del genere, mio fratello è morto nel peggiore dei modi».

 

 

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