A distanza di 10 anni dalla ‘stagione del terrore’ inaugurata nel 2008 dal killer del clan dei Casalesi Giuseppe Setola, che costò la vita a 18 persone, tra cui imprenditori che denunciarono il ‘pizzo’, ancora in non denunciano “per convenienza, perché in un contesto socio-economico non positivo è meglio non denunciare”. Lo ha sottolineato Tano Grasso, presidente del Fai, organismo che raccoglie le associazioni antiracket italiane, nel corso di una conferenza stampa, oggi nella Prefettura di Caserta, indetta per presentare le iniziative e le commemorazioni di coloro che quell’anno vennero trucidati dalla mafia casertana. Tra gli eventi figurano anche appuntamenti con i più giovani, in particolare studenti e scout.
All’incontro ha preso parte anche il commissario Antiracket e Antiusura Domenico Cuttaia il quale ha ricordato che, nel 2017, “il Fondo di solidarietà per le vittime del racket e dell’usura ha erogato in Campania oltre 5 milioni di euro per 62 i imprenditori che hanno denunciato”.

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