Alle prime luci dell’alba è stata eseguita una vasta operazione dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna e delle Sezioni Operative delle Compagnie di Caivano e Casoria, impegnati nell’esecuzione di una misura cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea.
Il provvedimento riguarda 34 persone, ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione armata di tipo camorristico, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, con l’aggravante del metodo mafioso.
Nel mirino il clan Angelino
Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla DDA di Napoli, gli indagati sarebbero legati a un’associazione camorristica armata facente capo al clan Angelino, operante principalmente nei territori di Caivano e Casoria.
L’attività investigativa avrebbe consentito di ricostruire presunti episodi legati alla gestione delle attività illecite del gruppo criminale, tra traffico di droga, estorsioni e controllo del territorio attraverso modalità riconducibili al metodo mafioso.
Il clan e la riorganizzazione delle attività
Secondo quanto riferito dal generale di brigata Biagio Storniolo, comandante provinciale dei Carabinieri di Napoli, il gruppo si sarebbe riorganizzato per cercare di evitare che le attività delle forze dell’ordine e della magistratura potessero incidere sui propri affari.
“Il clan si è riorganizzato per evitare che le azioni delle forze dell’ordine e della magistratura potessero incidere sui propri affari. Hanno delocalizzato una struttura dal Parco Verde al rione Bronx, affidandosi ad un sottogruppo, obbligato ad acquistare la droga dal clan e non dovendo mai scendere sotto una certa soglia. A Casoria, invece, la vendita dello stupefacente si è svolta per lo più a domicilio. Il clan ha messo su vere e proprie strutture di sicurezza con telecamere per controllare acquirenti e eventuale presenza delle forze dell’ordine”.
Il generale Storniolo ha dunque descritto una presunta riorganizzazione della struttura criminale, con lo spostamento di una parte delle attività dal Parco Verde al rione Bronx e modalità differenti per la gestione dello spaccio a Casoria.
Armi e agguato
Il tenente colonnello Marco De Chirico, comandante del Gruppo Carabinieri Castello di Cisterna, ha evidenziato la disponibilità di armi da parte del gruppo e il presunto controllo del territorio.
“Avevano disponibilità di armi per poter affermare il proprio dominio sul territorio. L’agguato non andato a segno è la dimostrazione che soggetti appartenenti a clan rivali volessero bloccare l’espansione della cosca degli Angelino. La nostra azione è mirata a dare alla persone che vivono nell’area del parco Verde la possibilità di vivere nella legalità e stilare un rapporto di fiducia tra forze dell’ordine e abitanti della zona”
Secondo quanto riferito dagli investigatori, l’agguato non andato a segno rappresenterebbe un elemento della contrapposizione tra gruppi criminali e del tentativo di ostacolare l’espansione del clan Angelino.
Sequestrati 3,2 milioni di euro e 12 orologi
Tra gli elementi emersi nell’inchiesta c’è anche il sequestro di una ingente somma di denaro. In una sola abitazione sono stati trovati 3,2 milioni di euro in contanti, oltre a dodici orologi da collezione.
Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ha spiegato: “Il segno dell’importanza di questa organizzazione è data dal fatto che in una sola casa abbiamo sequestrato 3,2 milioni di euro oltre a dodici orologi da collezione. Malgrado tutte le difficoltà, siamo in grado di fare anche questo. Quando si sequestrano tali somme, mi vengono in mente le parole del ministro della Giustizia Nordio sui costi delle intercettazioni. Ebbene con una sola operazione, ci siamo pagati un anno di intercettazioni. Stiamo sperimentando un jammer in un carcere e l’obiettivo è di inserirli in tutte quelli dove vi sono sezioni per l’alta sicurezza”.
Il denaro, secondo quanto riferito dagli investigatori, era custodito all’interno di un’abitazione situata in un’area considerata ad alta densità criminale.
Il maggiore Carlo Venturini, comandante del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, ha aggiunto: “Durante le attività sono emersi gravi indizi di colpevolezza sul possesso di armi da fuoco e anche da guerra. L’abitazione dove abbiamo trovato oltre 3 milioni euro in contante si trova all’interno dun rione ad alta densità criminale ed il denaro, insieme agli oggetti preziosi, era monitorato dfa importanti sistemi elettronici e meccanici”.
Ferrigno: “Sono ancora poche le denunce”
Sul tema delle estorsioni è intervenuto il procuratore aggiunto di Napoli Sergio Ferrigno, che ha richiamato l’attenzione sulla paura delle vittime di denunciare le organizzazioni criminali: “I cittadini temono di essere vittime delle organizzazioni criminali nel momento in cui le denunciano. Noi siamo in grado però di tutelare chi si affida allo Stato. Riusciamo a proteggere chi ha il coraggio di denunciare. Le denunce di chi è vittima delle estorsioni sono ancora poche, ci auguriamo che la fiducia cresce anche grazie alle continue operazioni messe dalle forze dell’ordine in questo territorio”
L’operazione, secondo quanto sottolineato dagli investigatori, punta anche a rafforzare il rapporto tra cittadini e forze dell’ordine in un territorio segnato dalla presenza di gruppi criminali.
I 34 destinatari delle misure cautelari
Sono 23 gli indagati destinatari della custodia cautelare in carcere, mentre per altre 11 persone è stata disposta la misura degli arresti domiciliari.
Ai domiciliari vanno Angelo Tanzillo, 48 anni; Alfonso Giordano, 32 anni; Giuseppe Caiazzo, 38 anni; Roberto Montebello, 38 anni; Francesco Pezzella, 41 anni; Mauro Viziola, 42 anni; Giosuè Amendola, 48 anni; Giovanni Manzo, 29 anni; Alessandro Cardinale, 40 anni; Federico Termano, 21 anni; Domenico Buonocore, 23 anni.
Tra le persone per le quali è stata disposta la custodia in carcere figurano Roberto Alfio Maugeri, 34 anni; Giuseppe Tammaro, 32 anni; Mario Marzaiuolo, 50 anni; Gianfranco Bervicato, 33 anni; Amilcare Cervo, 38 anni; Gennaro Laurino, 39 anni; Gianluca Napoleone, 33 anni; Silverio Di Giorgio, 33 anni; Pasquale Palmieri, 22 anni; Sergio Manfra, 38 anni; Vincenzo De Rosa, 25 anni; Pasquale Avallone, 49 anni; Emanuele Angelo Maugeri, 30 anni; Tonia Vitagliano, 32 anni; Raffaele Zambella, 45 anni; Gennaro Febbraio, 40 anni; Luigi Chiavazzo, 40 anni; Mario D’Ambrosio, 30 anni; Biagio D’Angelo, 33 anni; Pietro D’Angelo, 24 anni; Arturo D’Angelo, 21 anni; Luciano Nico D’Angelo, 23 anni; Salvatore D’Angelo, 28 anni.
Complessivamente sono 47 le persone indagate a vario titolo nell’inchiesta. Nell’elenco figurano anche Domenico D’Antò, 21 anni; Filomena Di Costanzo, deceduta; Aniello Giugliano, 34 anni; Abdel Habdul Ham, 27 anni; Geremia Iavarone, 30 anni; Michele Marzano, 21 anni; Gianni Natale, 32 anni; Gianluca Pianelli, 48 anni; Salvatore Sentore, 44 anni; Antonio Serrao, 34 anni; Carmela Maugeri, 41 anni; Pasquale Varriale, 47 anni.
Il procedimento penale è nella fase delle indagini preliminari e gli indagati sono da ritenersi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

